Cherchez la femme: Genova trema . Prologo La donna dietro la scrivania osservava il piccolo schermo alla sua destra: la ragazza indiana era piccola, un metro e sessanta circa, magra, gambe secche, grandi stivali di pelle nera. In qualche modo, mentre aspettava la sua vittima, tracciava una linea sulla sua vita, la separava da quello che era stata, verso quello che sarebbe avvenuto. Oleg non l'avrebbe presa bene, per questo aveva gia' preparato un piano di temporanea fuga, salvo poi tornare a rendere i propri servigi, ma con altre persone e da protagonista. Si era stancata di fare da giustiziere per giri cosi' miseri e squallidi; la prostituzione non le interessava piu', voleva decisamente cambiare campo. Voleva fare quello che si dice un "salto di qualita'". Si sentiva pronta, era fiduciosa che la propria intelligenza dovesse avere altre e piu' grandi direzioni. Non si regala l'intelligenza e la compagnia, questo pensava. La ragazza indiana era entrata nel retro del negozio fiduciosa: una chiamata dalla donna del boss era qualcosa di importante, non immaginava quale sarebbe stata la sua fine. La ragazza indiana ignorava che i suoi piccoli furti fossero arrivati all'orecchio di Oleg, ignorava che Oleg non l'avesse presa per niente bene e ignorava quindi il sordido finale. Era arrivata puntuale all'appuntamento, alle 18 precise. La saracinesca della sala giochi era ancora abbassata, per questo aveva telefonato e dopo tre squilli aveva fatto cadere la chiamata. Poco dopo un ragazzo, un biondo grosso alto due metri, era arrivato e l'aveva scortata dentro, dal retro. Aveva attraversato un piccolo corridoio: a destra, a meta' circa del percorso, si entrava nelle cucine, proseguendo invece si andava direttamente in un ufficio, dove si tenevano contabilita' e riunioni di ogni tipo. Il ragazzo la mollo' davanti alla porta dell'ufficio, lei busso', ricevette un "avanti" e entro'. Lei la aspettava, seduta alla scrivania, facendole segno di entrare e di sedersi. Passarono probabilmente pochi istanti da quando la ragazza indiana fu seduta, fino a quando la donna di fronte a lei, di cui registro' appena gli occhi verdi e i capelli scuri, le punto' la canna di una colt davanti alla faccia. Uno sparo preciso in mezzo agli occhi, la sedia che si ribalta, la ragazza per terra. Olga usci' appena dalla porta, chiamo' il ragazzo che aveva accompagnato l'indiana, lo fece entrare e insieme caricarono la ragazza dentro a un sacco, poi in macchina, passando dal retro, infine la portarono in un deposito appena fuori dalla citta'. Olga lascio' le istruzioni: per quell'ultimo colpo per conto di Oleg aveva pensato a una soluzione particolare. Una pentola enorme, che sembrava una vasca da bagno, era stata preparata in uno spiazzo riparato del deposito. Sotto, accesi almeno quattro fuochi. Dentro era gia' stata depositata l'acqua, che iniziava ad essere bollente. Alcuni ragazzi stavano finendo di riempirla proprio mentre il sacco contenente l'indiana faceva il suo ingresso nella sala. Dopo una mezzo'ora con l'acqua che iniziava a bollire, infilarono dentro il cadavere e Olga se ne ando'. Era curiosa di vedere se effettivamente un cadavere bollito potesse resistere ai tentativi di identificazione degli sbirri. L'ultimo colpo lo aveva preso come una sorta di prova di sperimentazione. Saluto' gli altri e usci'. Fuori, ad aspettarla, una TT nuova di zecca. Il ragazzo dentro sorrise e apri' la porta per Olga, che neanche si giro' indietro. Quella parte della sua vita era finita. Zerouno Francis arrivo' puntuale in piazza Piccapietra, posteggio' la macchina nel posto riservato e sali' rapidamente le scale. Aveva voglia di uscire all'aria aperta, non riusciva a sopportare i posteggi sotterranei, lo infastidivano. Quel giorno era stranamente tranquillo, niente nervosismi, solo una vaga percezione di qualcosa che non stava girando nel verso giusto. La chiamata di Leluche lo aveva un po' provato: mancavano pochi giorni all'accordo che avrebbe sancito la partenza del polo del lusso a Genova. E lui, Francis Parodi, ne aveva mooooolto bisogno, e non solo lui. Fece una rapida corsa per arrivare in cima alle scale e devio' verso destra. Piazza De Ferrari, un attraversamento verso mare e poi la viuzza della banca Carige, il portone della Obi SpA, la societa' di Leluche. Il portone era veramente signorile: il portiere, un personaggio di una cinquantina d'anni, gli chiese dove dovesse andare. Francis non lo degno' neppure di uno sguardo, si diresse all'ascensore, terzo piano e usci'. Suono' una volta sola e Silvia, la segretaria personale di Leluche, lo fece accomodare. Quel francese trapiantato a Genova aveva dei gusti orrendi. Appesi alla parete della sala riunione dei quadri realmente schifosi. Erano di sua figlia, pittrice affermata, ma a Francis non piacevano per niente. Leluche arrivo' poco dopo, gli chiese se voleva un caffe'; Francis rispose di no, che sapeva bene quanto fosse acido il caffe' li' dentro. - Allora, disse Leluche, abbiamo un problema - Leluche, fece Francis, la firma del contratto e' tra tre giorni: firmi e il giorno dopo hai la tua bella commessa da un milione di euro e te ne vai in borsa. Ci guadagno io, ci guadagni tu, ci guadagna l'Americano, insomma che problema c'e'? Stavano per chiudere un contratto con la Obi spa: il polo del lusso genovese, un immenso centro commerciale, ma di prodotti di lusso, mica cazzate. Un' immensa citta' in cui fare confluire migliaia di persone di ogni ceto e genere. Francis si era occupato personalmente della creazione della parte svago: quattro sale concerti, una per ragazzini al sabato e alla domenica pomeriggio, una per gli anziani con ballo liscio, infine due per gli sfigati zozzoni, che sarebbero stati obbligati a venire li' a vedere i propri concerti punk, di gente puzzolente. Leluche avrebbe fatto la consulenza di comunicazione e marketing dell'intera area, fornendo software e creativita' da quattro soldi, lui l'avrebbe amministrata, l'Americano ci riciclava i soldi, Olga avrebbe organizzato i concerti. Era un piano perfetto. In piu' Leluche con quella commessa avrebbe fatturato quanto bastava per entrare in borsa, con somma gioia di Francis e dell'Americano, che avevano qualche partecipazione in quella societa'. Era un coronamento di un sogno per Francis: l'illegalita' che diventa un lusso, era una cosa inimmaginabile solo qualche anno prima. Era stato parecchio tempo il re della strada, per quello aveva scelto di chiamarsi Francis. Come Turatello, il boss milanese. Suo padre, un uomo all'antica, non l'aveva presa bene: Francis era un nome troppo femminile per un figlio barbuto, ma tant'e', Francis aveva vinto e tutti lo chiamavano cosi'. Ascolto' Leluche che gli esponeva il problema. Pensava che sarebbe stato possibile risolverlo, ma con qualche accortezza: potevano rimandare la firma e l'annuncio del mega complesso, ma non piu' di una settimana. Il lavoro da fare, pensava Francis, non era semplice per niente, doveva parlarne con Olga. Saluto' Leluche proponendo una pausa di una settimana, in quei sette giorni avrebbero risolto il problema e sarebbero ripartiti alla grande. Leluche era preoccupato. - Speriamo di non cadere su una buccia di banana, disse - Mai successo, rispose Francis. Il giorno dopo Francis incontro' Olga nel suo locale, un night veramente splendido, poco distante dallo stadio di calcio e dal carcere di Marassi. Era un night che - dapprima frequentato da papponi e vecchie bagasce - con il tempo, grazie all'opera d Olga era diventato invece un night alla moda, la cui presenza all'interno durante le feste private era diventata la nuova mania della Genova da bere. La cura con cui l'Americano pensava ai particolari lo aveva francamente sconvolto. La cocaina cominciava a viaggiare su tutti i binari della societa' genovese: dai ragazzini rintronati all'intellighenzia, sfigati imprenditori genovesi che pensavano che con alcuni pippotti ben fatti assomigliassero alla boghesia milanese. Il polo del lusso tra l'altro poteva anche non vendere un cazzo: un centro di aggregazione di quel genere avrebbe permesso uno spaccio d'altri tempi e Francis pensava anche a qualche bisca sotterranea per tornare a fare soldi, proprio come ai vecchi tempi. Lui, Olga e in sottofondo l'Americano, un bel trio. Francis fece scivolare i suoi occhi, come due palle da biliardo, sul tappeto di pelle chiara che portava direttamente ai seni di Olga. Non riusciva a non guardare il lento schiudersi di quelle due personalita' cosi' forti; Olga come al solito percepi' il suo sguardo ma non disse niente, salvo chiedere a Francis se volesse qualcosa da bere. Francis rispose di si. Olga allora si giro', si diresse al bar e prese due birre. Appena fu seduta iniziarono a parlare. - Francis, dimmi - C'e' un problema, anzi due. - Con chi? - Con Leluche, cioe' non con lui, con due dei suoi. Uno e' Segio Love, l'altro Renato Piro. - Che genere di problemi? - Sergio Love, che cazzo di nome madonna, fa il gioco sporco, se la fa, pare, con il tuo vecchio amico e sta facendo dei giri strani. - Dobbiamo farlo fuori - Esatto. E poi dovremo fare fuori anche Renato Piro, che pur odiando Sergio Love, sta rompendo il cazzo per questa operazione. Sta dicendo che fanno una cosa da mafiosi, ma e' solo perche' e' un arrivista e vuole piu' soldi. - Molto grave - Eh si. A Leluche ho fatto intendere che avremmo cercato di capire quanto dargli e poi mandarlo a casa. Olga disse che doveva pensarci un attimo, ma che le stava risuonando in mente un piano; Francis la osservo' e noto' nei suoi occhi una distrazione improvvisa. Olga era una killer, i suoi occhi non avrebbero mai mentito a tal proposito. Passarono due giorni in cui Francis senti' l'Americano, rassicurato dall'impegno diretto di Olga, fece due ammazzatine in centro, per ristabilire il controllo della bamba nei vicoli, lato San Bernardo. Due cretini, nigeriani, si erano messi a spacciare appena fuori dalla facolta' di architettura. Era una cosa che Francis avrebbe potuto sopportare, ma il fatto di Leluche lo aveva innervosito e aveva bisogno di tornare sulla strada. Si era occupato lui stesso di quei due: prima gli aveva bruciato la macchina e la sera dopo li aveva personalmente presi in un bar, li aveva trascinati in macchina, insieme a Corrado, poi li aveva portati su, verso il Righi, infine li aveva seccati con due colpi di pistola. Corrado si era poi preoccupato di fare sparire i cadaveri. Era veramente una vita dura quella della strada, ma Francis poteva contare su un numero talmente alto di uomni a propria disposizione che nessun problema era realmente un problema. Altro che crescita zero: lui aveva un esercito di sbandati che tra l'altro, continuavano a riprodursi. Olga lo chiamo' alle tre del pomeriggio, mentre era in casa a guardarsi una partita di calcio su qualche canale satellitare. La sera stessa si sarebbero visti al night. Ho delle buone novelle, gli aveva detto Olga e lui ci credeva, difficilmente sbagliava. Francis sperava soltanto che a questo giro l'idea fosse semplice, rapida e indolore, non aveva voglia di grane. Sul fare fuori i due non c'erano dubbi, ma non si poteva sbagliare, anche se gli sbirri non prestavano tanta attenzione a loro i quel momento. Francis era un uomo che aveva studiato, gli piaceva che la gente lo sapesse. Quello era un momento buono: le informazioni, la capacita' di ragionare, erano queste le doti di Francis che lo avevano fatto benvolere dall'Americano. Si erano incontrati anni prima, quando l'Americano aveva fatto la sua discesa a Genova. Francis controllava il giro di prostituzione del centro e faceva gran soldi con le macchinette. Si erano incontrati e l'Americano gli aveva chiesto cosa avesse da dirgli per convincerlo a non farlo fuori. Francis aveva esposto la sua teoria. - Negli anni dai Settanta agli Ottanta, aveva detto, la criminalita', la nostra, disse, aveva vissuto una stagione intensa, di successi, di batterie, di organizzazione. Questo era favorito da molti fattori, ma nell'operativita' era favorita dal fatto che gli sbirri cercavano solo una tipologia di persone: i terroristi. Se rapinavi una banca senza che fosse sospettata la finalita' per finanziare atti terroristici, la facevi tranquillamente franca. - E oggi, aveva domandato curioso l'Americano, che pensava di avere gia' intuito la perspicacia di Francis - E oggi e' uguale, stanno tornando quei tempi: oggi cercano solo negri, islamici e qualche anarchico del cazzo. A noi non ci guardano neanche, possiamo fare i cazzi che vogliamo. Ed e' il momento di tirare in alto, di uscire dalla strada e fare gli imprenditori. Se non mi fai fuori, gli disse, ti faccio entrare nel lusso, ho un progetto. L'Americano era soddisfatto: era nato il loro sodalizio. Olga era arrivata qualche tempo dopo. L'Americano l'aveva cercata personalmente, aveva sentito parlare di lei e sapeva che prospettandole un progetto ambizioso, lei sarebbe stata dalla sua. C'era voluto un po' di tempo: Oleg, il capo dei russi a Genova, non era un tipo che andava per il sottile, l'Americano aveva dovuto dialogare con lui e arrivare ad un compromesso: lo avrebbe graziato, ma Olga se la doveva scordare. Il russo per quanto amasse la stangona di Kiev, ci teneva decisamente di piu' ai propri affari. Francis aveva esultato per la sua visione razionale di realpolitik e aveva festeggiato, proprio nel night che da li' a poco l'Americano avrebbe comprato per Olga. Francis entro' dalla porta laterale: era un sabato sera, dentro stavano finendo le pulizie, mentre un gruppetto di persone sistemava le cose sul palco, per il concerto che ci sarebbe stato da li' a poco. Olga era vicino al bar, quando lui arrivo' gli fece segno di andare nel suo ufficio. Francis entro' e dentro trovo' Andri e Khalaber, due russi dell'entourage che Olga si era portata con se' quando l'Americano l'aveva, per cosi' dire, acquisita. Si salutarono, anche se Francis non amava intrattenersi con quei personaggi, specie quando erano ubriachi diventavano veramente insopportabili; per fortuna quella sera sembravano sobri. Olga entro' poco dopo, saluto' tutti e quando fu seduta, dietro al scrivania inizio' a parlare. - L'hai mai visto tu questo Renato Piro, chiese a Francis - No - Guarda Andri Francis lo guardo'. - Ho un piano decisamente di grande impatto e funzionalita', fece Olga. Francis usci' eccitato, quella donna era un genio. Poco prima di uscire fece andare i suoi occhi, come una pallina da golf in cerca della buca, sul soffice green del collo bianco di Olga, cercando un pertugio tra le due valli della steppa ucraina. Non si preoccupava neanche piu' che Olga si incazzasse. Lo fa apposta, penso', Francis. Doveva passare, l'indomani, da Leluche e ufficializzare il piano, l'Americano era gia' stato informato da Olga, direttamente. Lo avrebbe fatto l'indomani, tanto il giorno stabilito era per il mercoledi' successivo, giorno in cui si realizzavano tutte le casualita' richieste dal piano di Olga. Niente sangue o cadaveri bolliti, aveva pensato Francis: un piano di grande classe, di lusso. Zerodue Questa volta Leluche aveva raggiunto Francis direttamente al cantiere, ormai quasi ultimato, del polo del lusso. Francis da giorni aveva preparato un proprio ufficio, appena sotto il cinema d'essay che aveva voluto a tutti i costi. Tutto Moretti, la prima rassegna: voleva vedere quei comunisti del cazzo andare al cinema tra stringhe di Prada e Rolex. Voleva vederli posare il loro culo su quelle sedie, sopra il suo ufficio, in parte e soprattutto sopra quella che sarebbe stata la sua bisca, raggiungibile direttamente dalla sua scrivania, attraverso una porticina nascosta da una libreria. Niente quadri o minchiate del genere: Francis era un tipo sobrio, tutto di un pezzo. Leluche arrivo' puntuale alle 18. Francis lo fece accomadare e dopo qualche stronzata venne al sodo. - Prima di tutto, voi dovete mantenere la calma, che verranno da voi sbirri eccetera e dovrete dire che Sergio era un grande manager. Non deve uscire che ha fatto la merda, chiaro? - Si - Bene Ora veniva il difficile, che mica poteva dire tutto a Leluche, lo aveva chiesto esplicitamente Olga. Se avesse saputo tutto avrebbe rischiato di incasinare le cose, invece doveva andare tutto moooolto liscio. - Allora lo seccheranno in casa. Andranno in tre. Poi raseranno il portatile. Due colpi, silenziati, non sentira' niente nessuno, usciranno dal retro. Leluche conosceva la casa e aveva capito la dinamica. - Se li vedesse qualcuno? - Impossibile: entreranno alle due piu' o meno, dopo essersi assicurati che sia in casa. Mercoledi' ha detto che non verra' in ufficio giusto? - Si - Dovra' farsi un po' di conti di quanto ci guadagna a fare il doppio gioco. Ieri sera hanno steso uno dei nostri e siamo molto nervosi. Leluche, quel Love, dovevate controllarlo meglio, il Russo sta cagando il cazzo grazie al suo manager della merda. Leluche abbozzo' una risposta. - Comunque, lo facciamo fuori, sara' un delitto irrisolto. Gli metteremo della bamba, sporcheremo un po'. E lunedi' prossimo firmiamo. - E l'altro? Lo sapeva, sperava che la risposta che le aveva fornito Olga fosse credibile. - Lo convinciamo, con le buone o con le cattive. Leluche sembrava convinto; Francis sapeva che gli sarebbe dovuto stare addosso, specie nei giorni in cui gli sbirri sarebbero sicuramente andati nell'ufficio di Obi Spa a fare domande, a scavare. Era importante che superasse i primi giorni, giusto il tempo per veder quanto cazzo avrebbe voluto lo sbirro di turno, nel caso avesse trovato qualcosa, per mollare la presa. A volte bastavano due arabi dei vicoli, con un paio di boccette di cenere, un po' di fertilizzante per agricoltori, due timer, un cellulare e una cartina della metro di Genova e se ne stavano. Oggi era cosi' piu' che mai. Mercoledi' Francis aspetto' la telefonata di Olga con sufficiente tranquillita'. Si fidava di lei e della sua capacita' strategica. Aveva previsto davvero tutto, dopo almeno due giorni e due notti di appostamenti vicino alla casa di Sergio e vicino a quella di Renato. Avevano preso appunti, scritto progetti, possibilita', passaggi. Infine Olga aveva stampato due paginette dal proprio computer da lasciare a Andri e l'altro russo con lui. Sarebbero stati loro due, insieme a Olga, i protagonisti dell'azione. Il piano prevedeva l'entrata dal retro dei tre, poi avrebbero ucciso Love e infine sarebbero scappati, in due, sempre dal retro. Il terzo sarebbe rimasto li' a fare un paio di lavoretti in casa, infine sarebbe scappato uscendo dalla porta principale facendosi vedere da almeno un testimone. Il gioco era fatto. Se in piu' una serie di coincidenze fossero andate come dovevano andare, il piatto, per gli sbirri, sarebbe stato servito completo di prove e di tocchi di classe con cui si sarebbero divertiti. A quel punto sarebbe entrato in gioco lui: Leluche non si sarebbe aspettato un piano cosi' cervellotico e lui doveva convincerlo che andava bene cosi'. Con gli sbirri era sempre meglio dargli in cambio qualcosa, questo quel francese del cazzo, cosi' di buone maniere e finto, avrebbe dovuto capirlo. E lo avrebbe capito, ne era certo. Alle 17 si sintonizzo' su un canale satellitare e si mise a guardare una partita. Ironia della sorte, Ucraina Grecia. Al gol degli ucraini esulto' quasi, come fosse un segno del destino. L'appuntamento poi era per la serata al night di Olga, dove avrebbero messo a punto gli ultimi elementi del piano. Al quarantaduesimo della ripresa, quando ormai gli ucraini comandavano il gioco a proprio piacimento, ricevette i tre squilli. A sua volta fece tre squilli a Leluche, si rimise sul divano e si addormento' in pochi secondi, mentre gli altri suoi compari entravano in un noto locale di Genova per inaugurare non si ricordava piu' che cosa. -- -- Ricordo che Valentina mi aveva appena spedito una mail e che Michela era nell'altra stanza dell'ufficio, al telefono. Valentina, al mio fianco, mi diceva in chat che le schede che mi aveva spedito erano di un tal Cose, un sindacalista della polizia, in qualche modo inserito nello strano giro di soldi che stavamo cercando di monitorare. Niente di che, un lavoretto da consulenti, in attesa che il fascicolo su cui stavano lavorando Michela e Valentina, fosse consegnato dall'avvocato al giudice per le indagini preliminari. In alcuni casi il fascicolo della difesa veniva preso in considerazione, in altri no. In realta' non ci si capiva un cazzo e quindi spesso il loro lavoro era piu' utile all'avvocato per parlare a mezzo stampa, che non nelle aule di tribunale. Le prove sono ammesse a richiesta di parte, la sapevo a memoria quella frase, ma non e' che ne trovassi conferma, piu' di tanto, nelle aule di tribunale. Stavo pensando che il PM e' proprio un mestiere di merda, a mandare la gente in carcere. L'avvocato con cui stavamo lavorando in realta', fiducioso nel PM, pensava di presentare direttamente a lui le nostre indagini in modo da spingerlo ad un'archiviazione. Il suo cliente voleva l'archiviazione e quindi l'avvocato aveva effettuato quella scelta. Sempre avessimo trovato qualcosa di interessante, che poi lui avrebbe dovuto riverificare, che io mica facevo lo sbirro di professione. Ero dubbioso al riguardo, non mi fidavo di loro: alla fine questa pratica del fascicolo difensivo non faceva che sottolineare la disparita' tra accusa e difesa e tra cliente ricco e cliente senza una lira. Farraginoso e terribile: quando facevamo ricerche serie, alle persone che ascoltavamo, dovevamo fare talmente tante premesse che la persona ben presto, il piu' delle volte decideva di avvalersi della facolta' di non rispondere. Gli si diceva bla bla, poi dovrai recarti dall'avvocato difensore, per confermare le cose che mi dici, poi dovrai presentarti presso un PM o un ufficiale di polizia giudiziaria e ripetere le stesse cose; infine le dovrai ripetere davanti alla corte. Impossibile lavorare in questo modo. Michela era tornata e aveva detto che sarebbe uscita di li' a poco per andare a fare una cosa che si chiama pilates. Valentina sosteneva di volersi iscrivere pure lei. Uscirono e le salutai, tornando a leggermi qualche giornale on line. Non riuscivo a uscire dal tunnel calcistico e mi sentivo profondamente addolorato. Poco prima delle 18, era un giovedi', il telefono dell'ufficio prese a strillare. Incazzato e nervoso tirai su la cornetta, e dall'altra parte mi ritrovai la voce di Laura. - Ue' Tankia', mi disse, vieni un po' da me che ti offro un aperitivo - Si Spensi il cellulare, finii di leggere un articolo che sosteneva che la maglia numero sei del Genoa non doveva finire sulle spalle di nessuno. Ero daccordo, uscii e mi incamminai verso via del Campo. La gente camminava trnquillamente come solo a Genova accade. Le luci del porto, quando passai da caricamento, erano tristi come tutti i tramonti genovesi. Mi fermai in un piccolo supermercato appena entrato nei vicoli, presi qualche lattina di birra e continuai verso piazza Banchi. Gli accordi con Laura erano quelli: lei avrebbe messo il cibo, io la birra. Un aperitivo da Laura voleva dire un nuovo lavoro, non remunerato. Zerotre Si tratta di un "reato" commesso da "persona rispettabile", di "elevata condizione socio economica", con "abuso di fiducia" di cui gode all'interno della comunita'. Leluche, altro non era che un colletto bianco del cazzo. Francis stava leggendo un po' di cose su quel tipo di "criminalita'". Era importante aggiornarsi, altrimenti finivano male. Ora doveva gestirselo, dove essere in grado di produrre in lui quei sentimenti di forza che avevano loro, i veri criminali, quelli che vengono dalla strada. Aveva trovato una citazione esatta: "criminalita' economica e criminalita' organizzata: la seconda ha bisogno della prima per il know how per reinvestire i propri illeciti, la prima necessita dei secondi per dominare il mercato". Queste cose gli sbirri italiani se la sognavano ancora: ogni volta che aveva a che fare con uno sbirro non poteva non notarne l'ignoranza. Si diresse verso la casa di Leluche fiducioso di sistemarlo. Era giovedi' sera, immaginava che Leluche fosse provato dala giornata di interrogatori degli sbirri, era pronto a fargli mooolto brutto nel caso in cui avesse osato dire qualcosa. Entro' nella casa gigante del colletto bianco francese: era stata arredata da un pazzo, era evidente. Statue di gatti, statue di cazzi giganti, di fiche di marmo; Francis girava per la casa osservando il via vai di due donne di servizio, nere. Leluche arrivo' e senza dire una parola si reco' nel suo studio, Francis lo segui'. - Cos'e' sta storia? - Quale, fece Francis, accendendosi una sigaretta - Gli sbirri mi hanno fatto vedere un disegno di un volto ieri sera quando sono venuti qui. Era Renato Piro. Oggi lo hanno arrestato. Fece una pausa drammatica, da attore anni trenta. - Che storia e' Francis? Francis stava pensando al genio di Olga. - Senta Leluche, quel Renato Piro dovevamo toglierlo dalle palle. Anziche' due cadaveri, uno solo e l'altro in carcere, che problema c'e'? - C'e' che dovevate dirmelo - Meglio cosi' invece Leluche, lei ha fatto perfettamente il suo lavoro. Ora se era questo il problema, direi che e' appena stato risolto. Renato Piro verra' arrestato, faremo uscire un po' di merda su di lui e procederemo come al nostro solito. Si alzo' e fece il gesto di dirigersi verso la porta. - Quando firmiamo? chiese Leluche - Lunedi' prossimo. E usci'. ---- Laura mi invito' nel suo piccolo giardinetto: sul tavolo patatine, noccioline e schifezze varie. Misi le birre in freezer e ne presi due fresche che avanzavano dal frigo di Laura. - Belin Tankian, sei dimagrito - Si - Troppo lavoro? - No, sono inappetente e basta. Parlammo per un'ora circa di alcune cose che volevo chiederle. In particolare mi interessava capire qualcosa circa la segretazione della fonte dichiarativa che il PM poteva utilizzare. Cioe' che sistema accusatorio e', avevo chiesto. Laura mi aveva risposto ma non ci avevo capito granche'. Poi Laura venne al sodo. - Ti devo chiedere se puoi lavorare con me a un caso - Di che tipo? - Un tale Renato Piro e' stato arrestato stamattina poco prima di entrare nel suo ufficio. Lo hanno arrestato, accusato di omicidio di un tipo, ucciso a colpi di pistola, nella sua villetta a Nervi. Gli hanno trovato vestiti, materiale preso dal pc della vittima e soprattutto un testimone oculare lo avrebbe riconosciuto. In realta' e' stato fermato, non essendoci flagranza. Il PM ha ricevuto gli atti del fermo e ora tocca al GIP convalidare o meno il fermo. Lui ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee agli sbirri, ma non valgono niente. - E? - Lui dice che e' innocente. Che ieri e' uscito prima dall'ufficio perche' avrebbe avuto un apputamento con un tale alle 18. Alle 17 e' uscito dall'ufficio poi e' tornato a casa alle 18 circa perche' il tipo non si e' presentato. - Testimoni? - Nessuno. - Chi e' questo? - Un manager di una societa' di consulenza di informatica o marketing ancora non ho capito. Una roba di milanesi. Il morto e' il suo capo. Si odiavano, hanno trovato delle sue mail in cui lo insultava e molti colleghi hanno testimoniato circa la loro antipatia. E' un tipo losco questo Piro, ma dice che e' innocente. - Perche' dovremmo difenderlo? - La vita a volte e' strana Tankian, mi disse Laura, che poi prosegui', non dandomi tempo di rispondere. - Ci sono dei soldi, per noi, dico. Una volta tanto potremmo fare due lire. - Si ma lo sai che io gli omicidi... - E' un caso interessante Tankian, non stavi studiando la criminalita' organizzata? - Si cosa c'entra? - C'entra. Piro dice che lo stanno incastrando, l'ho visto oggi in carcere dopo che mi ha chiamata. - Come lo conosci? - Lascia perdere ti ho detto. Belin, sono cazzi miei no? - Insomma, anche miei - Ci conosciamo da parecchio tempo, pur non frequentandoci. - Non dire cazzate - Senti prendere o lasciare. Se ci stai domani vieni da me e ti faccio vedere gli atti. - Ci penso. Ci sentiamo domattina. Cambiai discorso e rientrammo in casa per guardarci il telegiornale. Finimmo per addormentarci sul suo divano. --- Francis era con Olga al suo night. Olga era molto soddisfatta di come fosse andata l'azione ed era curiosa di leggere l'indomani cosa avrebbero scritto i giornali. Francis era curioso di sapere come avessero fatto, ma Olga non aveva intenzione di approfondire, voleva solo festeggiare. Francis provo' a immaginare gli appostamenti, le informazioni, le precauzioni: era impressionato da quella macchina da guerra. Uno al creatore, l'altro al gabbio, era un'operazione da altri tempi. Avevano fatto in modo che l'unico testimone oculare vedesse al momento giusto, poi qualche aggiustamento in corsa, a casa del tipo e in ufficio e il gioco era fatto. Olga gli aveva detto che il tocco di classe era la bamba, ma Francis non aveva capito granche', ma gli bastava. Ora rimanevano all'erta per le indagini, cercando di capire quale fosse il fesso di polizia giudiziaria da tenere sotto controllo. Il PM non era un problema, era un tipo addormentato non avrebbe creato casini, d'altronde il colpevole era stato proprio confezionato con estrema attenzione. Ora per un po' potevano dedicarsi ad altro: a fare i grandi preparativi per il suo personale sogno, il polo del lusso a Genova. Francis osservo' Olga che si allontanava. Quel giorno i suoi occhi si erano dovuti limitare a scontrarsi, come una palla da bowling che sbanda sulla strada dell'obiettivo, sul muro posto prima dei due birilli preferiti: un lupetto nero teneva il collo di Olga ampiamente nascosto e distante dalle distese linde del suo collo, che portavano a quei due emissari del Signore, chiamati volgarmente, "tette". Francis ne prese atto, si volto' e bevve tutto d'un sorso il mojto ghiacciato. Avevano fatto un bel lavoro. Zeroquattro Avevo parlato con Valentina e Michela, del discorso di Laura la sera prima. Mi convinsero ad accettare, avevamo bisogno di soldi, specie perche' proprio io mi perdevo sempre dietro a progetti non remunerati. Le mie due simpatiche amiche, in pratica, mi avevano prima fatto sentire un po' stronzo, poi mi avevano convinto, infine mi avevano assicurato il loro sostegno. Un omicidio e' pur sempre un omicidio. Passai la mattinata a leggere il secolo XIX che riportava la notizia della morte e dell'arresto. Il morto si chiamava Sergio Love (ma che cognome e'?). Fondamentale la testimonianza di un vicino del vittima, che avrebbe visto uscire dalla casa di Love questo Renato Piro. Era l'ora in cui il testimone usciva di casa per potare le piante e innaffiare i fiori. Love era stato fatto secco con due colpi di una pistola a piccolo calibro, lo si evinceva dalle ferite, mentre era seduto sul divano. Non c'erano segni di effrazione ne' niente e quindi era evidente che la vittima conoscesse il suo carnefice. Gli sbirri erano arrivati a Renato Piro dalla segnalazione del vicino di casa della vittima e dai colleghi di entrambi, vittima e omicida, tramite proprio una sorta di identikit disegnato sulla base della testimonianza. Avevano arrestato Piro proprio sulla porta del'ufficio. In casa sua avevano trovato materiale, dice il giornalista, compromettente. Insieme alla cronaca dell'evento c'era anche l'intervista a un tale, un certo Leluche, amministratore delegato dell'azienda dei due, il quale diceva le solite manfrine. Poche notizie su che minchia facevano in questa societa' i due tizi o quale fosse il business dell'azienda, lasciato a un misero commento del giornalista, "una societa' di consulenza molto quotata". Sara'. Il caso sembrava gia' bello che chiuso. Gli avranno trovato chissa' cosa in casa, pensavo. Uscito dall'ufficio andai direttamente da Laura, che bella contenta, mi aspettava nel suo studio. Davanti a se' aveva una cartella con un po' di fogli. - Qui c'e' quello che mi hanno dato, oggi rivedo Piro e ti faccio sapere - Tu come la vedi? - Male, ma lui e' innocente. Tre giorni prima gli sono spariti guanti e sciarpa che poi hanno ritrovato in casa sua. L'appuntamento e' sospetto. Insomma sembra che lo abbiano incastrato, ma ogni cosa a sua difesa e' anche un accusa. - Tipo? - Tipo l'appuntamento, una cosa piuttosto strana. Lo hanno chiamato due giorni fa per dargli un appuntamento. Ieri lo hanno chiamato in ufficio, passando per la segreteria, per confermargli l'appuntamenteo. Senza mai lasciargli un fisso o cellulare per ricontattare chi doveva incontrare. - Certo, gli sbirri la vedono come un tentativo di darsi un alibi - Esatto - Come e' sta roba, chiesi indicando i fascicoli - Interessante, disse Laura, possiamo arrivare probabilmente a una decisione di supplemento di indagini da parte del GIP se le cose vanno avanti cosi'. Secondo me dovremo allargare il campo, trovare piste del despistaggio e infine rendere noto al PM che si deve dare una mossa. Me ne andai dandoci appuntamento all'indomani mattina. --- Tornato in ufficio mi chiusi in cucina, presi dei saccottini e un succo di pera e iniziai a leggere. I documenti presentati dagli sbirri erano decisamente compromettenti per il giovane Piro. C'era il suo identikit, le sue foto segnaletiche e i verbali di perquisizione di casa sua, del suo ufficio e dell'ispezione sulla scena del delitto. Insieme a questi materiali c'era anche la testimonianza, di tal Loris Valle, il testimone chiave. I verbali dell'ispezione sulla scena del crimine erano agghiaccianti. Il vice ispettore Firpo era un pazzo furioso. I rilevamenti sul luogo del delitto erano descritti con precisione sbirresca da scuola del crimine per dummies. Lo si capiva dai termini. C'erano le pareti a destra e sinistra e anteriori e posteriori: come da manuale. Era descritto con minuziosita' tutto l'appartamento di Love, con tanto di piantina planimetrica allegata, con la firma di un geometra della zona. Anche la repertazione era precisa e didascalica: era stato raccolto anche un mozzicone di sigaretta trovato appena fuori dall'appartamento, una piccola villetta, del morto. Chissa' se il Pm avrebbe chiesto aiuto al RIS facendo incazzare come delle serpi gli sbirri. La posizione della vittima era descritta in modo preciso, cosi' come la presunta dinamica del tutto. L'assassino era probabilmente in piedi di fronte alla vittima, seduta sul divano. Da poca distanza, lo si evinceva dal colore della ferita sul petto della vittima, aveva sparato due colpi, mortali entrambi. Il vice ispettore commetteva un unico azzardo: dalla vicinanza dei colpi, diceva, si immagina l'utilizzo di una semiautomatica, "in cui passa pochissimo tempo tra uno sparo e l'altro: per ripetere il colpo occorre soltanto che il tiratore agisca volta per volta sulla leva di scatto, il grilletto". Sara' e allora perche' non un'automatica? Il vice ispettore aveva la risposta: "nel caso di automatica infatti si avrebbe l'intero scarico del caricatore; non e' facilmente ipotizzabile che un uomo con l'intenzione di uccidere si presenti con solo due colpi in canna". Era un aspetto importante l'arma, a questo punto. Se era un'automatica con solo due colpi il killer aveva una "ragionevole certezza" di uccidere con solo due colpi, senza prevedere sfighe o intoppi di qualsiasi sorta. Quindi, pensando a Laura, mi segnai che era da verificare se Piro avesse mai sparato in vita sua. Poi, il vice ispettore, si era dedicato al computer della vittima. Erano state anche rilevate delle impronte sul pavimento, per ricostruire gli spostamenti di vittima e carnefice. L'assassino dopo aver seccato il Love, aveva sostato parecchio tempo in sala, salvo poi rasare il portatile di Love. Si era anche seduto sul divano, di fianco al morto: era stato ritrovato un pelo, probabilmente appartenente a un indumento dell'assassino. Alcuni materiali presenti sul portatile erano poi stati ritrovati in un cd in casa di Piro, il presunto colpevole. Quindi poi era uscito. Le villette in quella zona sono a schiera; quella del Love era vicino a una villetta in vendita, oltre la quale c'era l'abitazione, con tanto di giardino sulla strada, del testimone, il signor Loris Valle. L'assassino esce, attraversa la strada e incrocia lo sguardo del Valle che sta innaffiando i fiori del suo giardino. Il Valle lo vede bene, anche se dice che sara' stato a trenta metri di distanza: ne fa un identikit e testimonia circa il fatto che indossasse una sciarpa rossa e un giubbotto nero, di pelle. Se il vice ispettore Firpo era stato preciso come non mai, il vice ispettore Lutti invece ne aveva ancora da fare di strada. Il suo esame del testimone era una merda unica. Intervista vecchio stampo. Avevo letto da qualche parte che l'interrogatorio del testimone, specie poco dopo il fatto, e' fondamentale. Fondamentale e' lasciare raccontare a ruota libera, non suggestionando il testimone, poi chiedere di ripetere dalla fine all'inizio, da parti centrali del racconto e infine domandare cose specifiche. Intervista cognitiva si chiamava, serviva a richiamare dalla memoria le immagini vere, non ancora passate attraverso i sengali consci e inconsci che il nostro animo lancia per rileggere le cose. Quello che ci ricordiamo non e' mai la verita' vera, ma e' sempre suggestionato da vari fattori, dallo stato d'animo eccetera. Invece il vice-ispettore Lutti era un chiacchierone, non la finiva mai di interrompere il Valle e porgli domande specifiche. Nessuna strategia nell'interrogatorio, solo una gran voglia di trovare il colpevole. La testimonianza del Valle faceva acqua da tutte le parti, diceva e si contrddiceva, ma alla fine c'era pur sempre un identikit che aveva fatto catturare un uomo. Il resto dei documenti erano i verbali delle ispezioni in casa e in ufficio del Piro. Avevano trovato un cd contenente mail di minacce (alcune erano riportate), il computer, sia portatile, sia il fisso dell'ufficio, erano sotto sequestro. Dovevo potervi accedere. Chiamai subito Laura. Mi rispose e mi anticipo'. - Ho gia' comunicato che... - Parlami in italiano pero' - Ok si. Ho comunicato che faremo il fascicolo difensivo. Tra qualche giorno potrai andare in casa del Love a guardare un po' e potrai accedere all'hard disk dei due computer del Piro. - Bene volevo chiederti questo - Idee? - No, devo rileggermi bene tutto. Pensavo di partire dal testimone, il verbale di interrogatorio e' una merda. - Si l'ho visto, parla sempre il vice ispettore - Infatti e poi l'arma. - Cioe'? - Bisogna capire l'arma e se Piro ha mai sparato in vita sua, chiediglielo - Si - Tankia'? Mi faceva incazzare quando mi storpiava il nome - Si? - Fatti anche qualche giro alla Obi spa. Indaga su quello. - Ok Misi giu'. Poco dopo richiamai. - Si? - L'appuntamento. - Si - Quando, chi, eccetera - Glielo chiedo - Ok - Ah una cosa importante - Dimmi - Ho richiesto i tabulati telefonici di Piro. Ho fatto richiesta oggi stessa al pm, posso farlo. - Se ti dice di no? - Mi ha gia' detto di si, altrimenti andavo direttamente dal gip e li facevo sequestrare. Ma il pm non ha fatto problemi, credo abbia dei dubbi anche lui. - Bene - Siamo due legulei moderni. - Certo Obi spa. Iniziai da Internet. Zerocinque Il sito della mycatering.it era finito. In una sera avevamo messo un po' di stronzate in linea, con qualche case history presa dal nostro precedente impiego. Spiegai bene a Michela che fare e il giorno dopo avevamo un appuntamento presso la Obi spa. La mycatering.it andava in missione per conto di Gesu' presso la Obi a chiedere un sostegno di marketing per il proprio lancio sul mercato Internet. Michela era il capo di questa azienda e doveva andare a parlare con Leluche, presentare il progetto eccetera. Michela aveva chiamato ottenendo l'appuntamento. Preparammo il registratore e accompagnai Michela in De Ferrari, da dove avrebbe raggiunto in un minuto l'ufficio della Obi spa. Io aspettavo in ufficio. Dopo un paio di ore circa, Michela torno', mi diede il dischetto con la registrazione delle chiacchiere e ando' a farsi un bagno. Le urlai di tornare immediatamente di la' e raccontarmi, ma ormai sentivo solo il rumore dell'acqua nella vasca e quel cazzo di cellulare squittire per una valanga di sms, dopo la riaccensione del cellulare. Va al cesso con il cellualre, pensai. Tornai di la', non volevo sentire la registrazione prima di avere ascoltato Michela. Erano passati due giorni dall'omicido e non avevamo un cazzo in mano. Sarei andato a fare visita al testimone. Laura mi aveva chiamato, le dissi che l'avrei richiamata la sera, che aspettavo Michela, mi disse che aveva da dirmi qualcosa. - Era una voce di donna, quella dell'appuntamento - Inflessioni? - Sembrava straniera, dice. - Ha mai sparato Piro? - Dice di no Boh. Tornai alla mia scrivania e attesi che Michela si fosse fatta il bagno. Prima chiamai Valentina al cellulare. Era a casa. Le diedi un appuntamento per le sei circa. - E dove andiamo, mi aveva chiesto - A Nervi, a vedere una casa - Uau e riattacco'. Si chiama spatium deliberandi. Io vado, ascolto e poi decido, sulla base di quello che il testimone mi dice, se dire a Laura di fare una convocazione formale del testimone. La cosa figa e' che posso omettere, nel verbale, le parti che non ritengono vadano a vantaggio del mio assistito. Il PM invece, col cazzo che puo': deve rendere pubblico tutto, a parte, come mi diceva Laura, se mette il segreto su alcune dichiarazioni. In quel caso, per due mesi, non si puo' sapere una fava; e in ogni caso, mi aveva specificato Laura, se si ricorre al GIP passano comunque due mesi, quindi. In questo caso il PM non aveva posto nessuna segretazione. Laura si era anche lamentata della mollezza di alcuni suoi colleghi. Non era il modello a non essere accusatorio, erano gli avvocati a essere nostalgici del modello inquisitorio. Non si abituavano: avrebbero dovuto studiare troppo. ---- Valentina mi aspettava, in macchina, sotto l'ufficio. Guidava lei. La prima cosa che ho detto a Valentina - quando l'ho conosciuta -è stata che guidava come un uomo. Bell'inizio, però è vero, lei guida come un uomo: quando è nervosa va veloce che a volte mi viene da allungare la gamba destra per frenare. Si mette gli occhiali quando guida: gli occhiali li tiene in macchina li usa solo lì dentro e ha l'obbligo delle lenti, ma solo per guidare, perché il resto è senza; ogni volta che si riesce a convincerla ad andare al cinema, deve andarli a prendere in macchina, però in casa che la tv è distante dal divano no, ci vede uguale; a Valentina, in ogni caso, non piace andare al cinema. Anzi, non le piace andare al cinema se lo sa da più di dieci minuti prima che si decida di andarci, perché non le piacciono le cose organizzate: lei se deve andare al cinema, nel tragitto spera in catastrofi in modo che arrivati davanti al cine non ci si possa entrare, cose tipo che hanno rubato la pellicola, che il cinema è esploso, con molte vittime, che sono morti gli attori e quindi in segno di lutto non proiettano il film, cose così. Salgo in macchina e mi dice ciao. La saluto e poco dopo, dovendo andare a Nervi, infilo il cd con la registrazione che Michela ha fatto durante la sua visita al signor Leluche e compagnia. Prima riassumo rapidamente a Valentina i fatti salienti dell'indagine, poi le spiego cosa dobbiamo fare, infine mi metto ad ascoltare cosa dice Michela e cosa dicono le persone da lei incontrate durante la giornata. Mi spiace per Valentina che deve rinunciare al suo melodic metal. - Ma possiamo farlo questo che stiamo per fare, mi chiede Valentina al casello di Genova Ovest - No in teoria no, ma la possiamo fare rientrare come un'attivita' previa, diciamo. Poi insomma vediamo un po', magari sto qua non ha niente da dirci. Noi siamo una coppia che vuole andare ad abitare vicino a lui, il signor Valle. - Ok, allora mi pettino da superfiga prima di scendere dalla macchina - Va bene. Era un rischio tra l'altro. Del resto era un rischio anche in se': il signor Valle dopo qualche giorno avrebbe ricordato senza dubbio male o meno bene gli eventi di quella sera, rispetto almeno alla sera stessa in cui lo ha interrogato lo sbirro logorroico. In 24 ore si dimentica in modo velocissimo: si chiama, quella fase che passa tra il primo e il secondo richiamo, fase di ritenzione. Sapevo un sacco di parole. Tolsi il cd di Michela, me lo sarei ascoltato con calma quando fossimo tornati. Mettemmo su gli Opeth. Grrrrrrrrrroooooooooooowwwwwwwwwwwwwwl. ---- Decisi appositamente di parcheggiare l'auto a qualche centinaio di metri di distanza dalla villetta della vittima. Volevo attraversare la strada e arrivare davanti alla casa ad una distanza in cui, se ci fosse stato il vicino fuori, essendo la stessa ora in cui era uscito a inaffiare le piante la sera dell'omicidio, mi avrebbe visto. Con Valentina al mio fianco ci dirigemmo alla villa affianco a quella di Love in modo diretto; camminando girai lo sguardo a destra dove vidi un uomo che massaggiava i fiori come neanche il fisioterapista di Maradona. Ero a una trentina di metri da lui, gli feci un cenno con la testa, come di saluto, per cortesia e mi rigirai verso la casa. L'gente immobiliare ci aspettava li' davanti. La casa affianco alla villetta di Love era in vendita, era scritto nel verbale e prendere un appuntamento non era cosi' difficile. Io e Valentina, durante la visita, improvvisammo uno spettacolo da coppietta isterica d'altri tempi, infine con un bel, ci faremo sentire, tornammo dopo poco fuori. L'agente immobiliare ci aveva salutato poco fiducioso nei nostri confronti. A quel punto decisi di percorrere il lato adiacente alla casa fino a raggiungere la villetta del fiorista novello. Quando fui li', ci guardammo e lo salutai. - Buonasera - Buonasera, mi dice - Ci siamo visti poco fa, ammicco - Quando, mi chiese - Prima mentre attraversavo la casa... - Ah non l'ho mica vista allora E si fece una risata. - Sono venuto con mia moglie per quella casa in vendita, vorremmo trasferirci In quel modo cominicio' a chiedermi, gli raccontai un po' di stronzate e infine fu lui stesso ad arrivare al dunque. Mi disse che qualche giorno prima c'era stato un omicidio e quindi probablmente ci sarebbe stata pure l'altra villetta in vendita. Me la feci descrivere dimostrando interesse e piu' o meno coincideva con la descrizione del verbale. Dovevo ricordarmi di verificare se nel verbale si parlava di questo giardinetto, di cui mi accennava Loris, il signor Loris, nel retro della villetta di Love. - Ci abbiamo mangiato insieme qualche volta, dava spesso dei mini ricevimenti in casa sua, era una persona molto generosa. Questa del retro era importante, pensai. A quel punto dovevo interrogarlo e allora gli chiesi di raccontarmi un po' cosa era successo, sempre avesse voluto. Non aveva alcun problema il signor Loris a raccontarmi quel fatto di cui, per altro, era indiscusso protagonista. Era fuori, come tutte le sere alla stessa ora, a inaffiare i fiori quando aveva visto uscire dalla porta un soggetto, mi disse cosi', con una sciarpa rossa al collo e un giubbotto nero. Lui lo aveva guardato e gli era sembrato proprio che quello cercasse il suo sguardo. Lo lasciai continuare, si doveva fare cosi'. Invece quel coglione di sbirro lo aveva interrotto duemila volte. Poi, continuo' il signor Loris, aumento' la velocita' e sali' su un'auto, una panda nera. Questo sul verbale c'era. L'assassino era andato via su una panda nera, proprio uguale a quella di Renato Piro. Il signor Loris non aveva potuto vedere la targa. - E lei quando lo ha visto, tipo appena uscito da casa o appena dopo, gli chiesi - Quando e' uscito di casa, era ancora di spalle. Feci qualche giravolta verbale per farlo sentire importante poi proseguii. - Prima ha detto che cercava il suo sguardo, non ha paura adesso, gli chiesi - Eh, questo alla polizia non l'ho detto perche' mi e' sfuggito di mente, mi hanno chiesto altri particolari, ma in effetti quell'uomo mi ha guardato intensamente, per alcuni secondi. - Eh? - Mah, non so, come mi volesse dire qualcosa. - Cosa? Mi ricordai di darmi un contegno. - Non lo so, non lo so. Andata come e' andata, meno male che me lo sono ricordato e lo hanno arrestato! - Certamente, gli dissi Dovevo chiamare Laura. Decisi prima di andare in ufficio, parlare con Michela e invitarmi da Laura per fare un riassunto. La chiamai dopo aver congedato il signor Loris. - Ho delle novita', dicemmo contemporaneamente. - Bene, dissi Tornai alla macchina, Valentina mi chiese se avevo voglia di andare ad un concerto in un posto che avevo giurato non ci sarei mai piu' tornato. Mi feci portare in ufficio e con Valentina ci demmo appuntamento per mezzanotte a Caricamento. Zerosei In ufficio recuperai finalmente Michela, seduta alla sua scrivania e assorta nella ricerca di non so quale agriturismo in non so quale localita' Toscana. Le chiesi immediatamente di raccontarmi dell'incontro con Leluche. Michela parte subito con il descrivermi l'ufficio, con dei quadri orribili alle pareti, segretarie per ogni manager, stanze con tavoli di vetro da sogno eccetera. Finalmente arriva al dunque: la Obi spa fa una cosa che si chiama "permission marketing", ovvero ricercano dati dei consumatori, cui chiedono il permesso quando gli chiedono i dati, salvo poi effettuare delle operazioni di fidelizzazione con i clienti. - Loro ti chiedono i dati, chiedendoti il permesso, per migliorare i prodotti che tu acquisti, riassume Michela - E? - E poi che ne so, tu compri tutti i giorni i pampers per tuo figlio? Vai anche spesso a teatro? Ti mettono nei pampers un abbonamento teatrale. - E' solo un esempio, prosegue Michela. - Leluche, continua, e' un personaggio ambiguo, non ti guarda mai in faccia, non ha accennato niente riguardo Love e fa tutto il gentile e il figo. Mi e' parso un personaggio davvero poco sincero. E anche vanitoso. Si accarezza sempre le guance, tra l'altro. Era un po' poco. - Sei riuscita a capire chi e' sta Obi? - Si. Ho la loro brochure, ma non c'e' granche'. Dovremo chiedere aiuto a Claudio. - E chi e'? - Un mio amico. Mi stavo gia' innervosendo, come e' che non ne sapevo un cazo di questo suo amico? - Che cosa dovresti chiedergli? - Lui lavora alla [omissis] e puo' accedere alle componenti finanziarie delle societa', anche nome per nome. - Bene. - Nella brochure c'e' solo scritto che il 51% della societa' appartiene al management, il resto sono investitori, tra cui spicca la Diat spa, una societa' finanziaria di cui non ho trovato niente pero' su internet. - Claudio quando puo' lavorare su sta cosa? - Anche adesso. Le arrivo' un sms. - Ha visto la mail che gli ho spedito, dice Michela, mi fa sapere. Poi ho parlato con Carlo Tanfi, e' il responsabile tecnico. - Che dice? - Niente, ma il suo ufficio e' affianco a quello di Love, l'ho visto passandoci, c'erano dei fiori sulla scrivania e una bandiera americana. - Che ti ha detto il tecnico? - Niente di che se non che loro in pratica per fare quel marketing di cui ti parlavo utilizzano prodotti open source e mi ha detto quanto e' bello fottere la gente con software che non costano niente. Loro li "customizzano" per i clienti e poi gli fanno tutte le analisi per il database marketing. - Ok vabbe' niente di che, dobbiamo scoprire la reale composizione societaria della Obi. - Si certo, hai qualche idea? - Si, credo che il giovane Piro non c'entri una mazza, che lo abbiano incastrato. - Ti faccio sapere qundo mi risponde Claudio. - La mail sua e' sicura? - E' lui che mi ha criptato la home Vabbe', ci mancava solo il tecnico superfigo adesso. Salutai Michela e uscii, in direzione di casa di Laura. Dovevamo fare un brief, era decisamente urgente. ---- - Allora provo a dirti come la vedo io, dico a Laura. - Renato Piro viene chiamato fuori dall'ufficio da una telefonata anonima, in modo che non abbia alibi. Qualcuno va a casa di Love, lo uccide, poi rimane un po' li', fa un po' di cose sul computer, poi a una certa ora esce, perche' sa che verra' visto dal signor Loris Valle che costituira' la testimonianza fondamentale. L'indomani aspettano che Piro esca di casa, vanno dentro infilano un po' di cose in casa sua, mentre la notte prima fanno la stessa cosa in ufficio. Piro e' fregato. - Ok Tankian, mi dice Laura, penso sia andata cosi'. Rimane un problema. Come dimostrarlo. - Intanto ci sono alcuni elementi che potrebbero tirare fuori dal carcere Piro e fare allargare le indagini - Tipo? - Tipo: il testimone e' inaffidabile; l'ho salutato da trenta metri e non mi ha riconosciuto poco dopo, l'esame del testimone e' da rifare, inoltre dice che - accendo il mio lettore audio e faccio sentire a Laura quando Loris Valle mi dice che il tipo uscito dalla casa - sembrava proprio "volesse farsi vedere". Uno che ha appena commesso un omicidio non si vuole fare vedere. Qui invece sembra ci sia la corsa a farsi vedere e bene. - Si, ok dobbiamo andarlo a interrogare, in forma ufficiale pero' - Certo, guarda che parla, io non gli ho detto niente perche' si era creata un'atmosfera che insomma avrei rovinato tutto. - Certo, ci credo secondo te? - No - Appunto, prosegui - Poi c'e' la questione del giardinetto della casa di Love. Quei coglioni mica sono andati a vedere. Secondo me l'assassino o gli assassini sono entrati dal retro, dovrebbero esserci le impronte, c'e' terra li' dietro, non pavimento. - Chiediamo la perizia - Puoi? - Si Ci guardammo per qualche secondo. - E' debole Tankian - Lo so ma e' tutto quello che abbiamo: un testimone e una perizia non fatta. Lui che dice? - Che non e' lui, che lo hanno incastrato, ma non dice altro. - Ha paura? - Credo di si. - Se lo dovessero rilasciare? - Eh non lo so mica. - Bhe' farlo fuori non possono, l'avrebbero gia' fatto. - I vestiti? - Li hanno rubati e poi riportati, mi sembra chiaro. - La bamba? - Eh? - Eh - Laura diobono pero', mi devi dire le cose, mica puoi fare come i tuoi amichetti avvocati che non mi dicono mai tutto e poi vogliono sapere le cose - Hanno trovato della cocaina in casa di Piro - E allora? - Eh diciamo che ne fa uso - E quindi? - Quindi Tankian, cazzo! Mi alzai, ne avevo per le palle di litigare con Laura per quello stronzo di Piro. Respirare. - Quindi, fece Laura, non e' male avere un candidato omicida che e' pure impizzato non trovi? Se gli fanno i rilievi, come faranno, scopriranno che ha pippato la sera stessa. - Magari in casa di Love - Esatto - Vabbe' non cambia niente. Se capiscono, percepiscono che lo hanno incastrato non vale piu' niente no? - E' troppo poco quello che abbiamo, ci vuole qualcos'altro. - Sei d'accordo che pero' lo hanno incastrato? - Ne sono certa - Certo siete amici o chissa' che cosa voi due Laura si alzo' e ando' verso il frigo. - Tankian, non puoi voler sapere sempre tutto. Me ne andai, ufficialmente incazzato. Zerosette L'indomani mattina Michela mi sveglio' alle otto e un quarto circa. La sera prima il concerto era finito tardissimo e in qualche modo avevo abusato delle mie capacita' di reggere ingenti quantita' di birra. Specie a stomaco vuoto. - Ho i risultati della ricerca di Claudio. Sono in giro, arrivo tra un po'. Mi vestii rapidamente e in poco tempo ero al bar ad aspettare Michela per colazione. Rientrati in ufficio Michela stampo' qualche pagina e me la diede, poi se ne ando'. I dati raccolti da Claudio erano molto interessanti: la componente dei soci della Obi era davvero un labirinto. Il 51% apparteneva anche al management, ma il resto era in mani di grossi squali. Innanzitutto la Diat: una finanziaria che finanziava progetti a caso, dalla Obi a progetti edilizi, anche a Genova, anche se la sede principale era Milano. I soci della Diat inoltre erano anche soci di altre sei o sette societa' con partecipazioni in altre societa'. Un gioco di scatole cinesi che faceva si che i soldi girassero sempre nelle stesse tasche. In particolare la Diat finanziava la Duel spa, una societa' di edilizia genovese, a sua volta compartecipe di altre societa': organizzazione concerti, pubblicita' e naturalmente il web, con la Obi spa. Un bel ginepraio: iniziai a cercare su internet ma le informazioni erano poche, molto poche. Chiamai Michele e ci demmo un appuntamento. Lo raggiunsi in via san bernardo, in un bar del cazzo ma sufficientemente tranquillo per poter parlare senza urli, bestemmie, musichette dei videopoker che i davano un fastidio della madonna. Michele era contento di rivedermi e io pure. Navigavo nei dubbi, nelle incertezze e spesso lui era stato un'ottima bussola per le mie indagini. Se la mia tesi era corretta era l'ora di distrarsi da Piro e dalla vicenda del suo presunto omicidio: era l'ora di concentrarsi su altro e farlo confluire sull'omicidio in se'. Prove non ce n'erano, se non a sua colpa. Michele era tranquillo e rilassato. So che si stava dando da fare: gli ultimi articoli che avevo messo nel mio personale database mi sa che riguardavano proprio lui. Michele viveva tra Milano e Genova e a me piaceva perche' rappresentava ancora una sorta di reduce della mala di un tempo: era una ligera, non una merda. Viveva di espedienti furbi e intriganti, piu' frutto di una mente diabolica, che non di un criminale organizzato. Michele era astuto e conosceva a perfezione i ritmi e il tempo che scandisce la vita della mala, le sue abitudini i suoi rischi; disprezzava, in un tragico gioco su chi e' meno disumano, la nuova mala e, solo grazie all'esperienza maturata a Milano, era riuscito a godere di una certa autonomia a Genova. Basta non trattare droga, prostitute, macchinette, diceva, e vivi tranquillo. Lui si occupava per lo piu' di truffe. - Allora, mi disse Sapeva gia' che gli avrei chiesto informazioni. Era cosi' da due giri. - Poi ne ho anche io per te, mi disse. - Possiamo fare tra qualche settimana - Io non ho fretta, i miei giochi sono meticolosi, sorrise - Bene, gli dissi e gli raccontai sommariamente la vicenda. - Tankian, a sto giro sei in guai grossi, mi disse alla fine del mio racconto. Ordinai un'altra media chiara e decisi di sucare la lezioncina di Michele. - Un anno fa e' successa una cosa molto importante. Io ho il nome dell'assassino, lo sai? - Dimmelo, gli dissi - Si chiama Olga - Una donna? - Un killer, mi disse e si accese la sigaretta. Michele era stato anche attore. I primi furti li aveva compiuti proprio a teatro, inventandosi parti assurde per ripulire i camerini quando tutta la compagnia era sul palco. Una roba un po' da merde, disse, ma avevo anche quindici anni. Piu' o meno quando lo avevo conosciuto io. - Un anno fa, dicevo, gli italiani hanno inferto un duro colpo ai russi. - Aspetta Michele, dimmi tutto come se non sapessi niente Fece segno di si con la testa, muovendo rapidamente la mano. - I russi controllavano la prostituzione a Genova, quasi in ogni posto. Ogni luogo di prostituzione lo avevano in pratica conquistato. Gli mancava giusto Cornigliano: li' c'erano nigeriani, brutta gente, gente che ammazza a mani nude. I russi non scherzavano certo, il loro capo, Oleg era brutale, ma soprattutto avevano una squadra di killer da paura. La piu' terribile era Olga, la donna di Oleg. Se ne raccontano di ogni su di lei. Gli omicidi dell'ultimo anno, fino a quasi sei sette mesi fa sono tutti suoi. Usa una colt automatica di piccolissimo calibro. I suoi proiettili sono lavorati in Russia, arrivano direttamente dall'esercito che e' in Cecenia. Vedrai se la perizia balistica non sembrera' come quella di un bambino ch non capisce cosa ha di fronte. Sono bossoli introvabili in Italia. Un bel giorno l'Americano... - Ancora lui? - E' il capo, lo sai vero? Si lo sapevo, grazie a lui mi stavo organizzando la trasferta del Genoa a Ravenna, in serie C. Bella merda, l'Americano. - Allora l'Americano va da Oleg e gli dice: ti prendo io Cornigliano, via sti negri. Te la regalo, in cambio voglio solo Olga, lavorera' per me. - Quindi e' una importante... - Mi hai chiesto di raccontarti tutto, ora fammi finire. - Si scusa, dissi e ordinai un'altra birra. - Allora Oleg ha accettato, sai che gli frega di Olga. A quel punto era il capo della prostituzione, e' ignorante e pieno di donne, l'ha mollata senza colpo ferire. - E Olga? - Tankian! Fammi finire per dio - Si - Allora a quel punto l'Americano ha preso Olga e le ha detto: tu ora non ammazzi piu' nessuno, farai la stratega. - Come fai a sapere tute ste cose? - Eh diciamo che per certa tecnologia i russi sono ancora quelli che riescono a procurare le cose migliori. - La conosci? - Si certo - Prosegui - Allora l'Americano ha tutta una serie di coglioncelli al suo ordine qui a Genova; oltre a don Santino che si occupa piu' di estorsione, ci sono altri suoi uomini che si occupano di imprenditoria, diciamo. L'Americano ha creato dal niente, con favori poltici e annessi e connessi, il polo del lusso: Olga organizzera' i concerti in quel posto, come premio per la sua strategia. - Ovvero? - Le ha comprato qualche night, dove vanno gli sboroni genovesi, gente importante. Olga in qualche modo ha fatto un salto di qualita': dalla prostituzione per strada a quella nel locale. Il tutto condito con videocamere eccetera. Ricatti. E ha avuto il suo locale punk dark che le piace quella musica li'. - Anche a me - Infatti, magari vi siete incontrati a qualche concerto... Sorride Michele. - Comunque, gli dico, cosa c'entra questo con l'omicidio di Love? - Eh lo devi scoprire tu - No io... - Scherzo scherzo. C'entra, perche' ho letto i giornali e mi sembra troppo assurdo. Se devi ammazzare uno non ti fai riconoscere. - Anche io... - In piu' c'e' il tipo che gira sempre intorno a Olga - Eh - E' uguale al tizio che cerchi di tirare fuori dal carcere - Cioe'? - Cioe' Tankian! Sei ubriaco? - No - Eh e' uguale, si assomigliano. Olga e' una meticolosa, avranno fatto appostamenti e pedinamenti, avranno fatto come fanno gli sbirri e i rapinatori: hanno raccolto informazioni, avranno saputo che il tizio che innaffia i fiori lo fa tutte le sere alla stessa ora e avranno fatto in modo che lo vedesse bene in faccia. Minchia, ero ubriaco. Michele pero' mi aveva detto una cosa molto importante. Aveva confermato le mie tesi. - Ma perche' lo immagini? - No, questo no, te lo dico, non posso indagare su questo. Con loro mi devo fare i cazzi miei, mai una domanda, sono troppo pericolosi. - Un'idea ce l'hai? - No a dire il vero, ho pensato un po', ma niente. Devi ravanare tra le societa'. Se trovi il contatto con l'Americano hai vinto. - Mah insomma - A te basta creare il ragionevole dubbio che il tuo cliente non sia colpevole. Mica vorrai risolvere questo caso Tankian? - No no mi basterebbe trovare una prova che non e' stato Piro. - La prova ce l'avrai quando verra' fuori l'analisi balistica. Vedrai se quel proiettile non e' la firma di Olga. - Piro potrebbe esserselo procurato da qualcuno - Impossibile - Gli sbirri lo sanno? - Certo che lo sanno! - E perche' non l'hanno mai presa? - Te l'ho gia' detto. Ne ha lasciato solo uno per strada, di solito i cadaveri li fa sparire. - E perche' avrebbe rischiato cosi' tanto per un'amazzata insomma...avrebbero dovuto fare di tutto per renderlo un omicidio dilettantesco. - Ma che dici Tankian? Lo sai come finiscono tutti i piu' grandi criminali? Fregati per la propria vanita'. Per Olga questo e' l'ingresso nella societa' che conta, nel polo del lusso, doveva osare. E comunque a lei non arriveranno mai. Magari mi sbaglio. - Se avesse usato quei proiettili, lo considereresti un errore o no? - Cioe'? - Cioe', se tu fossi l'Americano, ti incazzeresti se sapessi che ha usato dei proiettili da soldato russo in Cecenia o no? - No - E perche'? - Perche' gli sbirri si comprano - Non dire stronzate, te li compri tu, per delle cazzate. Uno sbirro che mette le mani su una cosi', perche' dovrebbe rinunciare a beccarla? - Senti Tankian vai dalla tua amica Billie e fatti spiegare come sono messi gli sbirri oggi... - Si lo so gia', ma in questo caso - Tankian: l'Americano fa i cazzi che vuole, chiaro? Se decide fa quattro ammazzatine alla cazzo, terrorizza la citta' e fa saltare tutti i vertici della polizia. - Sei un po' esagerato, mi sa - E tu sei ubriaco? Zerootto Obi Spa, mafia russa italiana, che casino. Ero ripartito dalla Obi spa, me lo aveva detto anche Laura. L'indomani mattina la chiamai di tutta fretta. - Novita'? le chiesi - Si, stavo per chiamarti - Dimmi - Probabilmente otteniamo la scarcerazione, ma per le indagini non cambia molto. - E come mai? - Perche' comunque il responsabile... - Come mai lo liberano, dicevo. Ero nervoso, mi stavano facendo innervosire, Laura con i suoi misteri, Michela con sto tecnico superfigo, Michele che mi prendeva in giro, il Genoa in c. - Il PM era molto imbarazzato circa la mancanza di controllo del retro della casa. Hanno scavato nella vita di Love e c'erano molte altre persone che avrebbero voluto farlo fuori, quindi... - Tipo? - Mariti di mogli che si fiondava - Che eleganza, non le avevo ancora perdonato l'ultimo nostro incontro - Eh, poi c'e' il reperto balistico - Dimmi - Automatica, calibro 7,65, proiettili lavorati, introvabili sul mercato italiano. - Eh in piu' insomma lo facciano sparare sto Piro, vedranno che non e' capace - Non e' una prova - Si vabbe' Eravamo ai ferri corti - Tankian non ti incazzare per favore. Hai novita'? - No, pero' direi che ci siamo, se lui esce abbiamo finito - Eh insomma, e' un po' poco intanto e poi il PM non era convinto al cento per cento di lasciarlo andare, pero' insomma si e' reso conto dopo qualche giorno che sembrerebbe un depistaggio fatto ad arte. - Era l'ora - Tengono dentro per molto meno: tutto e' contro Piro, in piu' lui si e' chiuso nel mutismo piu' totale come fosse paralizzato - Si caghera' addosso - Si penso anche io, tu novita'? - Si qualcuna. Non volevo, ma poi avevo deciso di piantarla di fare l'incazzoso e che a volte non si puo' sapere tutto, percio' raccontati a Laura le mie scoperte della notte da ubriaco. Su Internet avevo provato a intrecciare i dati e le partecipazioni di quella selva di aziende. Molte tra l'altro erano registrate fiscalmente in paradisi fiscali quindi si perdevano nella notte dei tempi. L'azienda che aveva compiuto i lavori per il polo del lusso erano un crogiuolo di aziende dalle quali si risaliva sempre alla stessa societa', la NRP, una finanziaria che in pratica finanziava tutto. Sede fiscale, salcazzodove, comunque dove ti aprono il conto anche se gli mandi una mail numerica. - Cosa c'entra questo? aveva chiesto Laura - C'entra, avevo risposto, che la Obi spa era un satellite e che sembrava nata dai resti della new economy: un management agguerrito, clienti solo di indotto, grosse commesse e con dieci milioni di euro di fatturato rischi di entrare in borsa senza colpo ferire. - Quindi? - Quindi la Obi spa due mesi fa ha annunciato la chiusura di un contratto per una commessa che "avrebbe lanciato -leggevo direttamente dal web- la Obi Spa tra le societa' quotate in borsa". - Non capisco - Eh qui ci vuole uno scatto di fantasia. La Obi spa sta per entrare in borsa e la commessa puo' essere solo della Vronchi, l'unica societa' che ancora non ha passato clienti alla Obi, tra le partecipanti al cda. - Vro cosa? - La Vronchi e' una societa' di organizzazione eventi, feste, concerti, eventi... - E quindi? - E quindi la Vrochi gestisce, in pratica, tutto il parco divertimenti del polo del lusso di Genova - E casualmente da' alla Obi la commessa per il marketing dei suoi eventi - Esatto - Va bene ma cosa c'entra con l'assassinio? - Questa e' un'operazione da mafia economica, non so se mi spiego. E' un classico, ho anche fatto qualche ricerca. - Ovvero? - Ovvero una struttura reticolare che porta dritto a quello che viene chiamato il guado del pellirossa Laura rise, io anche, ma proseguii. - In pratica il problema principale per questi e' il momento in cui i soldi delle attivita' illecite devono sparire. Per farle sparire devono lavarli, come si dice, ed e' la fase piu' delicata di tutte, perche' rischiano lo sgamo. In pratica i soldi in contanti della droga, per dire, non e' che possono metterseli sotto al materasso, si tratta di miliardi, non so se mi spiego. - Si certo e allora li depositano su conti esteri - Anche, ma questa fase e' in qualche modo rischiosa. Questi soldi vengono reinvestiti nei traffici illeciti, ma il resto non puoi portarli in banca e fare un bonifico su un conto estero. Ne rimarrebbe traccia, anche se facessi mille depositi in mille banche diverse. Non si sa mai. Allora di solito investono in immobili. Li danno a un ricco industriale che li denuncia e li tira fuori cache. Gli pagano anche le tasse. Oppure, e questo forse e' il nostro caso, si inseriscono in attivita' commerciali altre, ad esempio l'azienda che si e' beccata l'intera commessa del polo del lusso, la DIALT, che possiede Vronchi e Obi, in pratica, che contabilizzeranno, in seguito, ricavi mai contabilizzati. - Non ti seguo. - Il polo del lusso e' un moderno guado del pellirossa, ovvero il momento oltre al quale si perdono le tracce dei soldi. Da li' in avanti vai tranquillo. - Mi vuoi dire che il polo del lusso fatturera' in qualche modo soldi non ricavati, ma appoggiati li' da qualcunaltro? - Esatto. Il polo del lusso puo' anche non vendere un cazzo, non vendera' un cazzo, chi vuole comprarsi una sciarpa di Prada a quattrocento euro oggi, a Genova? Ne metteranno un po' li', un po' nelle sale ricreative, sport, concerti. Puliscono i soldi, poi da li' una parte va in societa' chissa' dove e fine. Nessuna traccia. Sono dei maghi. - Si. Ci fu un attimo di silenzio, in cui riguardavo i miei appunti. Ero rintronato e un po' stanco, ma sentivo che ormai c'eravamo. - Tankian, questo cosa c'entra con l'omicidio? - Per una cosa cosi', tu lo faresti fuori uno che non e' d'accordo? - Si ma lo farei fuori e basta. - Se fossero due? - Li ammazzerei entrambi - E' vero, ma se sei un killer che si considera uno stratega e vuole in qualche modo competere con gli sbirri, no. - Quindi qualcuno avrebbe ucciso e incolpato dell'omicidio un altro perche' entrambi erano contro un'operazione commerciale? - No? - Si, anche si, peccato che non lo sappiamo. - Piro qualcosa potrebbe dire - Non dice niente te l'ho detto. Tu non puoi in qualche modo... - Accedere alle loro mail? - Si - No, non e' li' che troviamo la soluzione - E dov'e'? - Non lo so. Mandami tutti gli interrogatori riguardanti Sergio Love. - Si sono una trentina - Va bene, tu li hai letti? - No, ho letto solo il verbale conclusivo da cui risulta che Sergio Love non aveva difetti se non quello di impazzire per donne sposate. - Vedremo - Te li faccio portare subito - Ok fammi sapere se vedi il PM riguardo la scarcerazione - Si - Hai chiesto la perizia? - Si ma per menate buorocratiche la faranno lunedi', oggi e' sabato e ciccia. - Va bene, ci sentiamo Misi giu'. Mentre lo raccontavo a Laura mi ero convinto di aver ragione. Michele mi aveva dato il colpevole ora dovevo solo unire i puntini. Avevo trovato il riferimento tra le societa', ora dovevo capire perche' Love fosse stato ucciso. Il movente, diobono, il movente. Zeronove Erano ormai tre giorni che mi arrovellavo a trovare una traccia, a cercare di unire tutti gli elementi che avevo senza oltrepassare la linea di una ragionevole razionalita'. Avevo letto migliaia di pagine e di notte sognavo di essere catturato dai ceceni ed essere chiesto libero dagli anarchici armeni. Robe del genere. Le informazioni che avevo erano tante e dovevo per forza metterle insieme. Olga era la chiave di tutto, lo intuiva il mio senso romantico della vita, come se in una cucina disordinata, un sottile soffio d'acqua sterminasse silenzioso tutta l'opera di riordinamento in atto. Ripresi in mano un libro di Ellory e alla quarta pagina la mia ispirazione trovo' linfa di categoria, diciamo. Cherchez la femme, diceva. Stavo cominciando a incartarmi, avevo bisogno dell'intuizione buona, della pista profumata, di una botta di culo. Pensavo spesso, in quei momenti, che alla fine sono un ottimista, per una ragione o per l'altra pensavo sempre me la sarei cavata, senza sapere minimamente il perche'. I verbali degli interrogatori delle persone informate sui fatti riguardo Love non avevano dato alcuno spunto, dovevo per forza di cose concentrarmi sul modo per trovare la prova che avrebbe scagionato Piro e poi tornare a farmi i fatti miei. Michele mi aveva richiamato per sapere quando potevo dargli una mano per quel lavoretto di cui mi aveva parlato, ma ancora non potevo. Al terzo giorno chiuso in ufficio a smadonnare a scrivere, copiare nomi, rimettere in fila le cose, il caso Piro sembrava tutto sommato sgonfiarsi. Laura mi aveva chiamato dicendomi che il riesame aveva stabilito che Piro stesse ai domiciliari, mentre il PM le aveva confermato che si stavano muovendo anche su altre piste. - Piste passionali sospettano del marito di una tipa, ex poliziotto, avvezzo alle armi, mi aveva detto Laura - Mh... - Puo' essere una pista in effetti - Sul calibro che dicono? - Hanno fatto riscontri, ma niente - La perizia? - Eh la perizia sul retro...abbiamo fatto scoppiare un bel casino, il povero vice ispettore credo sia in questo momento a mettere sul treno i tifosi del genoa per san benedetto del tronto... Che nervoso! - Cazzi suoi, la prossima volta impara a fare il precisino sotuttoio salvo non andare a vedere la porta sul retro - Comunque: tre impronte diverse, uno scontrino fiscale, ma niente di che, nessuna traccia se non le impronte sulla terra che sono in analisi alla scientifica - Tempi? - Lunghi. Lunghissimi. Per questo lo hanno mandato a casa - Abbiamo finito quindi? Direi che il PM potrebbe tranquillamente chiedere l'archiviazione se tra due mesi fossimo ancora a sto punto. - Si pero' le indagini proseguono - Certo - Tu hai trovato qualcosa Tankian? - No, pero' ho un'idea - Cioe'? - Bhe penso che trovare il movente dagli atti sia impossibile, bisogna, come dire, sporcarsi un po' le mani. - Anche no, se non vengono fuori altre prove, insomma e' una situazione gestibile al massimo in un dibattimento - Si. Ho bisogno di te. - In che senso? - Dobbiamo andare da Leluche e interrogarlo - Perche'? - Perche' voglio metterlo alle strette. Lui deve farci capire il movente. - Ma non parlavi di un colpevole? - Si ma quel punto li' e fondamentale. Senza movente non si spiega niente, no? - Si - Quando andiamo? - Proviamo domani? - Va bene, lo faccio chiamare. Nel frattempo ravanai di nuovo su internet. Mi era chiaro tutto, mi mancava solo intercettare quanto successo tra Love, Piro e Leluche. Era li' la chiave. Quei due avevano sgarrato, la notizia era giunta alle orecchie dell'Americano che aveva deciso di farli fuori. Era un'esecuzione. Ma Piro cosa c'entrava? Sergio Love con chi aveva messo su una tresca contro l'Americano? Fatto sta si era incaricata dell'operazione Olga che, al solito, aveva liberato la fantasia e sfidato la polizia, regalandogli un morto e un colpevole, di cui trovare il sosia. Sembrava perfetto tutto, era impossibile trovre una traccia. Erano stati oltremodo attenti. Mi andai a rileggere il verbale delle perquisizioni e della scena del delitto. Due colpi. Michele che mi dice, sono i russi. Come avevo fatto a non pensarci prima? U., il numero di U., dovevo trovarlo. Lo chiamai. Giunsi subito al sodo, con lui era cosi', meglio non perdersi in chiacchiere. - Fai ancora lo spione alla DIA? - Si ora sono li', per un mese - Sempre russi? - No, ora robe in francese, ma ho finito un mese fa lo sbobinamento di alcuni russi. - Ci vediamo? - Quando? - Adesso. U. lavorava saltuariamente alla Dia. Sapendo il russo, attraverso vari contatti sbirreschi era riuscito a trovare impiego part time presso il loro ufficio milanese. Andava a Milano, recuperava le cassette, le sbobinava in modo grezzo, poi tornava a Genova: si metteva due cuffie e iniziava a tradurre intercettazioni telefoniche sulla mafia russa, magari di mesi prima. Infatti avrei dovuto chiedergli qualche sforzo per vedere di trovare quanto cercavo. Mi disse molto rilassato come al solito, che in effetti stava sbobinando conversazioni di mesi prima, almeno tre, che riguardavano principalmente un asse della mafia russa milanese. Nessuno degli intercettati era di Genova. Gli chiesi se si era fatto un'idea sui russi genovesi. - Non fanno un cazzo se non la prostituzione a Genova. Il resto lavorano su armi e droga, ma Genova e' piu' un passaggio per questo genere di cose. Armi, soprattutto armi. Ci sono anche dei ceceni tra loro, li ho beccati una settimana fa. Armi. Eccheminchia, cos'era "intrigo internazionale"? A Genova? Feci un sospiro. - Dimmi della prostituzione - Eh da quel che ho capito e' tutto in mano loro. La base e' il ristorante in sottoripa, hai presente? - Si - Di cosa hai bisogno? - Che mi trovi qualche conversazione con questi nomi. Gli diedi quello di Oleg Blochin e quello di Andry Palnikov: il boss e il braccio destro di Olga. Mi confermo' che la Dia aveva un database nel quale lui piazzava le sue sbobinature e che avrebbe potuto metterci mano. - Puoi anche guardare qualche intercettazione, per caso, piu' recente? - E' un po' un casino, non sono sempre da solo li' - Provaci un po', anche solo i titoli delle intercettazioni o i procedimenti cui sono collegati. Questa di U., era uno importante diobono, poteva essere una direzione interessante. Decisi di fare un salto sottoripa per vedere un po' questo ristorantino sempre deserto, almeno quando ci passavo davanti io. Insegne blu, reti da pescatore appese alle pareti, una sporcizia che veniva fuori dal negozio a dirti "no non entrare se hai l'allergia", sedie sui tavoli, odori nulli. Una bella copertura, un classico. Ero decisamente annoiato, non avevo cose su cui lavorare, dovevo aspettare l'indomani per Leluche, forse la serata, almeno, per U. Feci un giro per il centro storico, incrociai qualche conoscente, mi fermai a bere un paio di caffe' della casa e un nocciolato e poi andai in libreria. Comprai due libri, uno sulla Cecenia e una sull'Afghanistan. Non mi so proprio limitare. Zerodieci A notte fonda, facendo un check mail ogni tre minuti circa, in attesa del materiale di U., decisi di mettermi sul divano, tentando di elaborare la mia teoria circa un libro che stavo scrivendo, sulle tattiche calcistiche, come risultato storico di un determinato flusso della societa'. Il 4-4-3 un po' come il cellulare. A mezzanotte e qualcosa suona propri lui, quel piccolo apparecchio: e' il numero di Castani, un avvocato che aveva difeso il Genoa, nella terribile estate della retrocessione. - Signor Tankian? - Si? - Sono l'avvocato Castani, scusi se la disturbo sempre a queste ore Mi aveva chiamato tempo prima alle tre di notte per darmi la notizia della morte di un mio amico, fatto fuori da un mafioso impelagato nell'affaire Genoa. - Spero niente di grave - No - Quindi? - Le chiedo se ha voglia di riprendere la sua indagine Silenzio. Io la mia indagine l'avevo anche fatta, poi lui a un certo punto l'aveva, come dire, affossata. C'ero rimasto male, ma la vita a volte e' cosi, avrebbe concluso qualche oscuro figuro. - La pagherei e inoltre voglia accettare fin da ora le mie scuse. - Si va bene, ma ora sono incasinato con un altro caso. Mi stupii delle mie parole, di solito ero educato, ma il cinismo e' un'elaborazione che ha bisogno di tempo, specie in posti come Genova, campana di vetro di tante cose. - Nessun problema abbiamo tempo - Fino a? - Mercoledi' prossimo? Cazzo era giovedi'. Anzi ormai venerdi. - Va bene, gli dissi - Ci vediamo da me - Ma e' successo qualcosa? - Guardi televideo Clic. Torno al computer per cercare il televideo on line e vedo arrivare la mail di U.. Un attimo prima mi annoiavo, ora gia' sono sovraccarico. Guardo sul televideo e vado alla pagina delle brevi, 229. "Ricorso Ravenna: Il Genoa perdera' 0-3 la partita vinta a Ravenna per 3-1. Il Ravenna Calcio ha infatti effettuato ricorso per la presenza, nelle file del Genoa, di un giocatore squalificato l'anno passato. Sembra certa la penalizzazione ulteriore. Inoltre per problemi di ordine pubblico il Genoa giochera' le partite del campionato nei giorni di lunedi' o martedi'". Decido che e' meglio lasciare perdere altrimenti mi rovino la notte. Apro la mail di U., ci sono almeno quindici allegati, tutti .txt, leggeri e semplici da leggere. Inizio dal primo: "Ciao Tankian, allora in questo file ti ho messo delle registrazioni di almeno sei mesi fa: sono di due pregiudicati che poi sono stati arrestati. In questo scorcio di discussione parlano di un tipo da fare fuori, non so se ti interessa". No, vado avanti e noto che su quindici file solo tre sono interessanti. In due file c'e' Oleg Blochin che parla, nel terzo parlano di lui altri due russi. Il resto sono gente che non c'entra niente ma li leggo uguale per capire, quanto meno, di cosa mi sto occupando. I russi non vanno giu' per il sottile, leggo la sbobinatura di U., del file sette.txt: A (uomo): qui la situazione si fa dura B (uomo in via di identificazione): si pero' (non si capisce) quel tale deve piantarla, (incomprensibile), deve finirla A (uomo): guarda che la situazione e' chiara, lo facciamo con i nostri metodi: uno (incomprensibile) due il come. Poi arriva qualcosa di interessante B (uomo in via di identificazione): ricordati un (incomprensibile) alla gola se parla, al cuore tradimento e (incomprensibile) tempia. A (uomo): allora alla tempia B (uomo in via di identificazione): si Boh. Dovevo chiedere a Michele, ma se non mi ero rincoglionito stavano parlando del modo in cui questa banda secca gli umani. Un colpo al cuore se e' tradimento. Quindi, ipotizzando siano stati loro, Sergio Love, aveva tradito. Quindi e' confermata la mia tesi che Love aveva qualche giro che andava in culo all'americano e lo avevano sistemato. Il tocco di classe era stato quello di fornirgli un colpevole, il povero Piro, che aveva fatto l'errore di minacciare Love e quindi. Almeno, pensavo fosse l'unica spiegazione. Non c'era una traccia pero', una pista, un elemento che non combaciasse con la possibilita' che non fossero loro. Andai avanti. U. mi forniva indicazioni interessanti su Oleg Blochin, con una sfilza di mandati di cattura da fare paura a Bin Laden, stato attuale: latitante. Un po' come dire, fine pena: mai. L'ultimo txt, tenuto in serbo nella speranza di qualche svolta, mi riservo' in effetti una sorpresa: Utenze: A: Mira Raskol B: Cabina telefonica in via di localizzazione nella citta' d Genova. B (uomo, italiano, in via di identificazione) (incomprensibile) avete rotto il cazzo A (si sospetta sia Oleg Blochin, attualmente latitante): (improperi in lingua) non siamo stati noi, dillo al tuo capo, chiaro? B (uomo, italiano in via di identificazione) senti a me, giovane, devi piantarla. Abbiamo messo a posto le cose, ma la prossima volta scoppia un casino, attento A (si sospetta sia Oleg Blochin, attualmente latitante) non siamo stati noi. Ripeto non siamo stati noi. Chiedilo a quella bastarda B (uomo, italiano, in via di identificazione) senti lascia perdere lei A (si sospetta sia Oleg Blochin, attualmente latitante) (parla con un terzo) (rumori come di macchina) (incomprensibile) ...al francese, chiedete a lui, sono un sacco di balle, non siamo stati noi, io quello li' , manco so chi e'. Clic. Il francese, Leluche finalmente un collegamento. Che culo. Pero' non faceva altro che peggiorare il periplo di avvenimenti che stavano accadendo, le sovrapposizioni. Quindi: Sergio Piro e' sospettato di fare il gioco sporco, magari, di cercare contatti con Oleg e inculare l'Americano e la Obi spa. Leluche lo comunica a qualche uomo dell'Americano e Love muore. Si tratta di tradimento e viene giustiziato sul divano con due colpi al cuore, ravvicinati. Proiettile prestigioso, nessun segno di effrazione: sono entrati dalla porta senza essere visti, conoscevano il Love, lo hanno fatto sedere, lo hanno seccato. Poi sono usciti dal retro. Tranne uno che e' rimasto dentro, ha rasato l'hard disk di Love, poi e' uscito per farsi vedere dal vicino. Questo tipo e' stato vestito con giacca e sciarpa di Piro e evidentemente ci assomiglia e Michele me lo ha confermato. Ora viene fuori che i russi cercano di fare capire all'Americano che loro non c'entrano niente. Rileggo i documenti, sperando che la luce della lampada sulla scrivania decida di spegnersi da sola, mandandomi definitivamente a letto; invece navigo un po' su internet, cerco il sito della societa' che effettua queste simpaticissime intercettazioni e chissa' quanti altri mirabolanti favori agli sbirri. Trovo il sito, sembra quello di una societa' informatica qualunque. Nei credits un altro collegamento intrigante: powered by Obi Spa. Zeroundici Il giorno successivo era una di quelle tipiche giornate che ti fanno venire voglia di non vivere a Genova, con il vento a infilarsi nelle ossa e ti puoi mettere pure tutto quanto di pesante hai in casa, che e' uguale, muori dal freddo punto. Prima di raggiungere Laura al bar dove avevamo appuntamento per colazione mi feci, non so perche', un giro sottoripa, dove c'era il locale russo. Erano le nove meno un quarto e i negozi stavano lentamente riaprendo, a parte la pescheria aperta da chissa' che ora. Camminai qualche minuto, comprai il giornale e mi avviai verso il bar dove Laura, come mi disse poi, mi aspettava da almeno cinque minuti. Non parlammo granche', eravamo entrambi assonnati e con poca voglia di chiacchierare; non era la prima volta che facevamo un'azione del genere e sapevamo benissimo quanto fosse inutile preparsi le cose. Io bastavo da solo a smentire tutti i progetti fatti fino a poco prima di cominciare l'interrogatorio, Laura dal canto suo era troppa tesa: aveva sentito Leluche il giorno prima e l'impressione era stata pessima. Leluche si sarebbe rifiutato di rispondere alle domande, ne eravamo certi, ma contrariamente ad altre situazioni Laura non mi aveva obbligato a non fargli, quanto meno, qualche allusione per capire le sue reazioni. - Mi ha detto, disse Laura, un si abbastanza teso invitandomi ad andare da lui. Dopo aver pagato ci dirigemmo verso l'ufficio, osservando il lento muoversi dei genovesi, alla ricerca di un riparo per quel vento di merda. Quand entrai nell'atrio del palazzo pensai che al primo che mi avesse detto "che bello il clima di Genova", gli avrei sputato in faccia. Ascensore, terzo piano, Obi spa. Un ingresso carico di colori, di quadri osceni appesi alle pareti di una rosa tenue, a dare l'idea di un reparto pediatrico ospedaliero, che per un'agenzia di marketing non credo sia proprio un complimento. Ad accoglierci una ragazza sui vent'anni, capelli a caschetto castani, ben piantata, tutta sorrisi e "volete qualcosa da bere". Chiesi un caffe' giusto per. Leluche sarebbe arrivato tra cinque minuti e ci fece accomodare in una stanza alla sinistra dell'entrata. Ci sedemmo sulle poltroncine osservandoci intorno. In realta' da li' non si vedeva un cazzo. La stanza era piccola con televisione, registratore e qualche quadro di pubblicita' varia. La segretaria arrivo' con il caffe' e poco dopo ci annuncio' che Leluche ci aspettava. Entrammo nel suo ufficio, un ampio spazio con due finestre direttamente sulla strada. Su alcuni mobili c'erano piccole sculture, mi avvicinai a guardarle. Erano piccoli animali scolpiti da un bambino di due anni, presumibilmente. Dall'altra parte della stanza centinaia di modellini. Mi avvicinai anche in quel caso, erano tutte macchine di sbirri e carabinieri e finanza e militari. Rimasi un po' sconcertato, mentre Laura era invitata a sedersi dal signor Leluche, che appariva decisamente di buon umore. Anche Laura sembrava tranquilla: mi piaceva il suo modo di fare deciso ma gentile allo stesso tempo. Io continuai a girare per la stanza senza guardarlo in faccia, volevo fare un po' lo strano, non metterlo a proprio agio, ma mi pareva non ci facesse minimamente caso. - Certo che voglio rispondere, disse Leluche, ridestandomi dai miei giri e portandomi vicino alla sua scrivania. Leluche era un bell'uomo, ben curato, mani lunghe, pulite, occhi svegli, leggermente infossati, fronte larga e zigomi sporgenti. Sembrava nato per stare tra camicia e cravatta. Laura inizio' con le domande, Leluche era tutto zuccherato. Senza dire una parola uscii, volevo farmi un giro tra le stanze. Andai dalla segretaria e le chiesi di farmi un po' vedere questo ufficio per capire le disposizioni e vedere di trovare qualcosa di interessante. Riconobbi, dalla descrizione che mi aveva fatto Michela, l'ufficio di Sergio Love. Bandierina americana, ancora fiori, mentre Silvia, il nome della segretaria, mi raccontava del povero Love. Poi andammo nelle stanze del marketing, gente che urlava, che andava e veniva. Chiesi il motivo del trambusto e Silvia mi spiego' che tra due settimane sarebbe stata inaugurata la fiera del lusso di Genova e c'era eccitazione, perche' noi, disse, "gestiamo tutta la campagna pubblicitaria del posto". Feci qualche domanda sulla questione, come vivessi su Marte e non sapessi niente di tutto cio'. Silvia mi racconto' del polo del lusso e chioso' con "dieci giorni fa abbiamo fatto una festa al [omissis]". Mi si rizzarono i capelli. Era uno dei locali di Olga indicati da Michele. Chiesi qualcosa circa la scelta del locale e Silvia mi rispose che Leluche, l'amministratore delegato, aveva amici che gestivano quel locale. Chiesi chi erano questi amici, mentre andavamo nella "stanza fotocopiatrici", come la chiamo' Silvia. Mi disse che non sapeva chi erano, ma che stava andando a ristampare le foto della festa perche' doveva preparare un book. Ebbi un altro tremito. Dovevo avere quelle foto. Le chiesi di accompagnarla dal fotografo e lei si fece una risata, dicendo che doveva fotocopiarle tutte li', quindi che insomma, mi sarei dovuto levare dalle palle. Chiesi quante erano, mi disse un centinaio. Le dissi di farne due copie. - Servono alle indagini, le dissi serioso e accigliato. Mi guardo' con una vena di odio e sibilo' un "si" sottile, quanto la trama cui mi stavo aggrappando. Tornai da Leluche per il mio turno di domande, nuove tra l'altro. Avevo in testa di fare un casino, di esporlo e vedere i frutti nei giorni successivi, per capire il suo peso in tutta la vicenda. Laura stava finendo di farsi raccontare qualcosa su Love, poi mi fece un cenno, mi presentai a Leluche. - Ah un armeno, disse - Eh gia', feci, cercando di trasformare la mia faccia in un culo, nel minore tempo possibile. Era un arrogante Leluche, aveva quel sorriso negli occhi di chi pensa di essere piu' furbo di tutti. Come me. - Ho molti amici armeni, mi disse. Ho visto che i turchi cominciano a parlarne... - Si...Ah ne conosce molti di armeni quindi? - Si - Bene, conosce molta gente immagino - Si, e' il mio lavoro Avevamo incrociato i nostri peni, come si suol dire. - Senta, gli dissi, ho saputo che avete fatto una festa in un locale qualche tempo fa... - Si purtroppo la sera in cui abbiamo appreso il decesso di Sergio - Si, ho saputo. Mi girai a guardare Laura, che mi fece un impercettibile gesto come a dire "che novita' e' questa?". - Senta, signor Leluche, lei conosce i proprietari di quel locale? - Si - Chi sono? - Olga Olova e Francesco Parodi - Li conosce personalmente? - Si - Coma mai? - Gestiscono anche loro parte del polo del lusso e siamo entrati in contatto per via della commessa che abbiamo preso su quell'area, proprio in questi giorni... Lo interruppi. - Si si, Sergio Love conosceva le due persone che mi ha nominato prima? Si stava agitando. Infatti rispose con una domanda. - Cosa c'entra questo, disse guardando Laura, non vedo cosa c'entri... Laura lo interruppe. Incalzai. - Ha subito pressioni da qualcuno Sergio Love prima di morire? Leluche stava urlando, Laura mise fine al delirio di voci che si accavallavano. - Signor Leluche, sono semplici di domande di persona informata sui fatti, se vuole puo' non rispondere. Grazie, penso. - Non rispondo. Anzi i suo modi, signor Tankian sono pessimi. Chiamero' il mio avvocato, se volete accomodarvi...e ci segnalo' l'esistenza della porta alle nostre spalle. Avevo fatto una stronzata, ma anche lui, che cazzata, Leluche! Scaldarsi su una domanda a cui bastava rispondere no, il francese aveva sbagliato. E i suoi modi tutti gentili iniziali lasciano intendere una sottovalutazione dei fatti. Ce ne andammo senza dire una parola di piu'. Andai verso Silvia che era tornata al suo posto; mi sporse dal divisore posto dietro al suo computer una busta, con dentro le foto. Non mi guardo' neanche in faccia, come se l'umore del signor Leluche si fosse propagato per l'ufficio. Uscimmo e tornai in ufficio con le foto: Laura era incazzata. Le chiesi di mandarmi la perizia del retro e a un suo cenno di ok non troppo convinto ci salutammo. - Sei una belina, mi disse sorridendo infine. Sorrisi anche io, rassicurato dalla strizzata d'occhio di Laura. Zerododici Le foto erano una mennata inconcepibile. Facce, sorrisi, occhi impizzati, gesti osceni, foto di rito. Una merda, in cui brillava qualcosa. Olga la riconobbi subito. Era stretta al braccio di Leluche e brindava con un bicchierino, di vodka, presumibilmente. Era alta quanto Leluche, aveva capelli neri che sembravano infiniti e due occhi rosso fuoco, grazie al tempismo del fotografo, che aveva beccato in pieno un riflesso delle luci anni ottanta della discoteca. Era vestita interamente di nero, un dato che mi eccito'. Qualche foto dopo vidi l'uomo che mi aveva indicato Michele: quello che assomigliava a Renato Piro. Quella foto del sosia poteva scagionarlo, o quanto meno aprire l'indagine in questo senso. Erano uguali, Michele aveva ragione. La mia calma nell'esaminare la foto, nel confrontarla con quella di Piro, un po' mi sorprese, ma era da tempo evidente che c'eravamo vicini. Anche in questo caso pero', per quanto fortuito, non mi convinceva a pieno. Olga riusciva a essere marginale a tutto, in apparenza. Ma non potevo, d'altro canto, fissarmi su una suggestione presa da un libro che mi istigava a cercare lei. Avremmo dato la foto agli sbirri che avrebbero comunque fatto qualche accertamento, il tipo gli sarebbe stato senza dubbio noto e magari avrebbero trovato qualcosa di intrigante e sarebbero risaliti a Olga, all'americano, forse. Ero curioso di vedere se con i loro potenti mezzi sarebbero riusciti a confermare o meno la mia teoria. Ero talmente gia' oltre che presi sottotono la scoperta. Misi rapido la foto in borsa, chiamai Laura e le dissi che l'avrei raggiunta da li' a poco, le portai la foto, presi la perizia e tornai in ufficio. Poco dopo Laura mi chiamo', il caso, per noi, sottolineo', e' chiuso. Erano arrivate anche Michela e Valentina cui feci un rapido riassunto, accennando anche a Castani. Si dissero soddisfatte e uscirono per andare d un potenziale cliente. - Forse e' una cosa che ti riguarda, mi dissero - Cioe'? - Andiamo a Milano - A fare cosa? - Dobbiamo incontrare un avvocato che difendeva qualcuno nel caso Genoa - Chi? - Un tale del Como - Fatemi sapere E uscirono. Io mi feci un caffe', andai in camera e mi feci una partita ad un gioco che sei l'allenatore di una squadra. Due amichevoli, due sconfitte. la dose di culo si era esaurita con le foto prese alla Obi spa. Nell'incartamento degli sbirri, non si accennava ne' a Olga ne' al suo socio. Lei non esisteva per gli sbirri. Andai sul divano e mi addormetai in dieci secondi. Pensava che l'allocco che avevano tentato di inguaiare sarebbe durato a lungo, come sospetto, ma in effetti aveva sottovalutato gli sbirri e aveva dovuto mettere in campo il secondo uomo. Aveva colto la palla al balzo per fare fuori Andry, da troppo tempo ci pensava. Non si fidava di lui, trafficava in giri di armi e le sue origini confermavano la sua pericolosita'. Renato Piro era stata la sua firma, il suo cammeo, ma costituiva, ora come ora, un passaggio a vuoto cui porre rimedio. Andry doveva essere immolato. Aveva anche pensato di amazzarlo e farlo sparire, ma anche per lui aveva stabilito la pena lei: carcere e se parli sei morto. Entro' nel palazzo, sali' rapidamente tre rampe di scale e si trovo' di fronte la porta. Aveva la chiave e non fatico' a entrare. Quell'uomo era un disastro, sapeva bene come fare. Ando' dritta al ripostiglio dove trovo' alcuni secchi per l'acqua colmi di proiettili. Ne butto' una dozzina, che prese dalla tasca della giacca di pelle, che le scendeva sui fianchi come un serpente sinuoso, poi ando' in cucina. Apri' il mobiletto posto sotto al lavandino, si piego' leggermente e con un abile e rapida mossa, infilo' il revolver sotto il lavandino, tra due tubi leggermente ravvicinati e chiusi da un piccolo basamento di cemento che pendeva dalla parete in basso. L'aveva avvolta in uno straccio che proveniva dalla macchina di Andry, gia' accuratamente sistemata. Poi ando' in sala e mise qualche floppy in mezzo ai libri, un tuttocitta' con cerchiate alcune vie e usci' dall'appartamento. Era il momento di partire con la seconda fase del piano; pensava a tutti i suoi compagni di viaggio in quella terribile atmosfera che si sarebbe creata da li' a poco. Era il momento di mollare Andry, quel ceceno di merda, e riprendere in mano la situazione. Oleg l'aspettava da li' a qualche minuto. Era infuriato perche' era venuto a sapere che l'Americano temeva ci fosse lui dietro a Love. Ignorava, Oleg, che quelle informazioni erano state sapientemente messe in giro per creare l'atmosfera, la giusta partenza. Nessuno avrebbe mai saputo perche', nessuno avrebbe mai saputo come, dal tradimento, sarebbe nata la sua opportunita' di mettere tutti in fila. Olga sali' in macchina ripetendosi mentalmente quanto avrebbe dovuto fare. Una settimana poi, il colpo di teatro. Mise su gli Alice in Chains. Senti' salire il magone e la rabbia, che continuavano a scavare nella sua tragedia, rendendo quelle giornate un viatico, un'iniziazione e una razione di scorza sulla pelle e sui pensieri, che le sarebbe venuta utile in seguito. Alzo' l'audio, le strade di Genova, con il finestrino chiuso, rimbombavano di colpi sordi e appena affondati; un autobus le taglio' la strada, non reagi', lo schivo' con naturalezza, senza guardare neanche la strada, presa dallo sguardo fisso che cercava un punto distante. Oleg, Francis e l'Americano. Nessuna l'aveva portata via da li' e lei avrebbe accettato la sua missione. Genova, finisce con la a, penso'. Zerotredici Lunedi' i titoli dei giornali tuonavano, "Scontri a fuoco nella notte", "Genova sotto assedio", "Genova trema". Quattro morti in due notti, due passanti feriti, una ragazza straniera uccisa. Le altre vittime: tre italiani, un russo. Sui giornali si parlava molto chiaramente di mafia, ma raramente si andava a fondo. Anche le televisioni nazionali si occuparono del caso, ma nel solito modo superficiale e da gossip di bassa lega. Qualcuno oso' qualche riferimento tra scontri a fuoco di Genova e problema del terrorismo internazionale, dando adito ad un dibattito che si divoro' intere trasmissioni televisive. Il finale era sempre il solito, dagli al negro, che anche i ceceni alla fine, bianchi bianchi non sono. Rimasi sconcertato: il questore di Genova ci teneva a chiarire, "da noi la mafia non esiste", sono piccoli gruppi di criminalita' non organizzati in larga scala, alla base c'e' un conflitto sul mercato della droga. La droga, ci mancava la droga, dopo prostituzione e terrorismo. Michele non rispondeva al telefono, anzi era staccato e a sto giro non poteva venirmi in aiuto. Immaginavo fosse a organizzare qualche colpo dei suoi, magari approfittando della situazione di delirio, in tema di sicurezza, a Genova. Probabilmente nei giorni successivi qualche giornalista d'assalto avrebbe sciorinato un'indagine sulla malavita genovese, e avrei avuto modo di scoprire quanto il polo del lusso fosse immune da attacchi. Ero andato in biblioteca e negli articoli di giornale che trattavano il tema non trovai mai un riferimento ai miei nuovi amici. Tutti nomi di facciata, niente che lasciasse intendere quanto ci fosse realmente dietro, i veri controllori, i veri padroni della citta'. Il polo del lusso era la scala reale della citta'. Con quel tipo di impianto, sei servito, tutta la vita, tieni per le palle tutti. Bella vita e mala vita. Il polo del lusso, invece, veniva servito come contro altare alla vicenda delle ammazzatine: la Genova pioneristica, contro la Genova barbara. Mi chiesi se avessi letto nella mia vita troppi libri sui complotti e ne fossi rimasto eccessivamente impregnato. Ma le linee di indagine portavano li', alla mafia dei colletti bianchi. Il polo del lusso per ripulire i soldi della mafia. Il mischione di aziende, le scatole cinesi, le indicazioni di Michele. Avevo ragione io. Inserii una dozzina di citazioni raccolte nei giorni precedenti, nel mio blog: dopo l'ottocento in Russia era l'ora dell'attualita'; pensavo che la mia idea di scrivere, come fece qualcunaltro, un libro, sul web, di intere citazioni avrebbe trovato linfa vitale nei giornali di quel periodo. Era scoppiato un casino inusuale per Genova. In questo modo, con questo baillame, trovo' poca attenzione la notizia dell'arresto di Andry Palnikov, accusato dell'omicidio di Sergio Love. Una notizia da pagina interna, solo un breve trafiletto nella prima: in casa di Andry Palnikov avevano trovato armi, bossoli, floppy con le mail di Sergio Love; impronte sullo scontrino trovato nel retro, che dovevo andare a controllare sulla perizia, alcuni peli: improvvisamente si era scoperto che c'erano un mare di prove contro il russo. Laura mi aveva telefonato, avevamo pranzato insieme, soddisfatti di aver tirato fuori dai guai, il suo cliente misterioso. Io pero' ero sconcertato: ancora una volta mi dava l'idea di una messinscena, come se avessero voluto mollare l'anello debole. In piu' tutte quelle sparatorie, quei regolamenti di conti, dava l'idea di non essere casuale. Gli italiani ammazzano Love perche' i russi facevano, tramite lui, il doppio gioco. I russi non ci stanno e attaccano gli italiani. Perche'? La situzione sembrava ormai stabilizzata da tempo, come mi aveva raccontato Michele. E poi ci sono le telefonate dove il boss dei russi fa intendere chiaramente che lui non c'entra. Pero', attacca, con una foga d'altri tempi. I giornalisti ci avevano ricamato, ma in via Colano a Bolzaneto, dove la mala italiana possedeva un bar, sembrava fosse ancora tempo di guerra. Laura dal canto suo aveva preso per buono quanto accaduto, aveva altre cose da fare e mi consiglio' di prendermi un po' di riposo. Le parlai di Castani e del Genoa, sorrise e mi disse di chiamarla se ne avessi avuto bisogno. Mentre tornavo in ufficio, dopo aver saputo da U. che avevo altra posta in arrivo da li' a poco, mi arrivo' un sms. Proveniva da un indirizzo internet: "bang bang. cherchez la femme. miche". In ufficio, mi lessi finalmente con calma la perizia del retro di casa di Love, mi soffermai sullo scontrino, su cui avevano trovato le impronte del russo. Era di un negozio di dischi, nel centro storico della citta', Black Widow. Qualcosa si muoveva tra i meandri del mio stomaco, alla ricerca di un filo di razionalita'. Mi girai, come se qualcuno potesse spiarmi. ______________________------------------------------------- Francis non era troppo convinto delle motivazioni con cui Olga, gli aveva spiegato le ragioni per l'uscita di scena di Andry. Francis sospettava ci fosse qualche storia dietro, ma mai avrebbe sospettato quanto avrebbe capito da li' a qualche giorno. Olga lo sapeva e in qualche modo era convinta che mettere apprensione a tutti fosse la soluzione migliore. Doveva metterli in condizione di agire d'istinto e per questo motivo temeva solo l'Americano, troppo lucido per non intuire tutto e subito. Aveva sentito e incontrato parecchie persone in quei giorni. Tutto sicuro e tranquillo, sapeva bene come arginare le indagini. Era lei stessa a fornire quel servizio agli sbirri: il potere delle relazioni e delle nuove tecnologie. Grazie a un gruppo di ragazzi russi aveva capito una cosa importante: con la conoscenza della tecnologia sei in grado di arginare molti problemi, specie conducendo una vita piuttosto complicata. Allo stesso tempo aveva avuto un moto di spietata felicita', quando li aveva visti in azione con una pistola in mano, anziche' un mouse. Era da mesi che covava l'idea di mettersi in proprio. Poi Sergio Love, a complicare e a rilanciarle la vita. In Ucraina, le storie appassionanti, favole comprese, prevedono sempre qualche morte, penso'. Del resto era tranquilla, sapeva bene che lei non sarebbe spuntata in nessuna indagine. Il suo nome era pulito, lei aveva i suoi canali di comunicazione, mentre gli stolti usavano ancora il cellulare, per dirsi cose importanti. Lei, il suo, in ogni caso sapeva come difenderlo da esterni. Tornata a casa lesse rapidamente i giornali e accese la radio. Da qualche giorno si osservava incessantemente, registrava i pensieri dietro le azioni e provava a prevedere il proprio istinto; ando' in bagno, accese l'acqua che comincio' a riempire lentamente la vasca e, tornata in sala lancio' il browser, digito' rapidamente una scritta, che si compose da sola e diede invio. Osservo' se c'erano novita', dopodiche' torno' in bagno. Dopo qualche minuto sprofondo' nell'acqua bollente e senti' un lieve fastidio dietro la schiena, che le corse al collo e da li' rapida alla spalla destra. Fece qualche lento spostamento e sentendo i propri muscoli tirarsi leggermente, percepi' l'elemento debole di tutta la storia. Come al solito immagino', con i lenti movimenti, di dimostrare in modo inequivocabile il proprio stato d'animo, per chi avesse avuto la capacita' di leggere quei gesti. Raccogliere informazioni e cercare un interprete per le proprie, lasciare segnali, come bottiglie nel mare. Le ritorno' il dolore al collo, dopo qualche minuto di tregua. Olga, ancora prima che spiegarsi, penso' che doveva mediare, doveva trovare un accordo. Lei e l'Americano, alle sue condizioni, tutto sommato, le andava bene. Provo' a distendersi ancora, immaginando la propria mente esercitarsi a tenere in conto tutti i particolari. Olga pensava di dover ringraziare anche un po' Leluche, la sua stupidita' a farsi interrogare in ufficio e a farsi soffiare le foto. Francis voleva ucciderlo, ma dalla questura erano arrivate rassicurazioni e aveva dovuto ammettere che a questo giro le cose erano finite. Nessuno ci aveva pensato che avrebbero trovato la foto di Andry. Ci aveva pensato solo lei. Nessuno, neanche lei in questo caso, avrebbe mosso un dito per Andry. Posso affrontare l'Americano, si disse Olga. Se era vero quanto pensava di quell'uomo, probabilmente non aspettava che questa sua decisione. Poi capi' qual era il reale fastidio. Per arrivare a quel punto serviva una dote. L'ultima stoccata in personal in tutta quella vicenda, allora sarebbe stato il turno dell'Americano; un giorno in piu' di guerra, pensava Olga, le sarebbe stato, complessivamente, vantaggioso. Zeroquattordici U. non mi aveva ancora spedito niente, era martedi' ed elementi nuovi non ne avevo. Black Widow mi ronzava nella testa, come le zanzare nelle notti d'agosto. Castani aveva spostato l'incontro dell'indomani al lunedi' successivo. Avevo la settimana libera, non avevo niente da fare e sinceramente cominciavo a perdere la speranza di trovare qualcosa di sensato, in quella vicenda. Accompagnavo nella mia memoria tutti gli elementi raccolti, ma non aveva idea di come unirli. Avevo pensato che in fondo l'importante era che Piro fosse fuori, quanto poi alla verita' su come erano andati i fatti, erano talmente tante le cose che non sapevo come fossero realmente andate, che decisi di fare finta di niente. Avevo chiesto a Michela di chiedere al suo amico superfigo e supertecnico informazioni circa il locale, che Leluche aveva detto essere di Olga. Niente, solo prestanomi, come al solito, Leluche e' un coglione, pensai, ma questa, se c'entra, e' imprendibile. Vagavo per le vie del centro storico godendomi lievemente le potenziali ferie, immaginando di andare al computer, cercare un last minute e starmene fuori dalle palle qualche giorno. Poi pensavo che dovevo scrivere il libro sulle tattiche del calcio, infine che avevo prenotato i biglietti per un conerto sabato e infine che quella vicenda mi veniva su sempre, ad adombrare ogni sentimento positivo. Non quetavo, come avrebbe detto mia nonna. Non ero soddisfatto, ero li' vicino a dare un minimo di certezze ai miei castelli di carta e mi ero fermato. Impossibie mettere in relazione Sergio Love a qualche organizzazione o persona di cui mi aveva parlato Michele. Era quello il punto debole di tutto, quello che univa Sergio Love a tutto cio' che stava accadendo adesso. Uno screzio, uno sgarro che stava producendo una guerra tra bande mai vista a Genova, qualcosa che partiva da li'. I giornali non avevano indagato granche' sulla vicenda dell'arresto di Andry, il russo; la polizia non aveva lasciato intendere niente di piu' di quanto aveva detto: omicidio, premeditato tra l'altro. Avevano trovato, nella casa del russo, cartine e mappe dell'abitazione di Sergio Love, i suoi spostamenti usuali. Il movente? Anche quello era servito. Passionale. In casa di Andry avevano trovato molte foto fatte al Love in compagnia di varie ragazze, scattate, diceva il giornalista, con "l'abilita' di un paparazzo". Una di queste ragazze era l'attuale compagna di Andry. Lui negava, lei aveva ammesso entrambe le relazioni. Il computer? Facile: Andry aveva spedito mail minatorie con falsi indirizzi a Sergio Love e quindi aveva dovuto rasare tutto il portatile della vittima. L'assassino veniva descritto come "freddo, calcolatore e estremamente intelligente", come recitava l'inquirente durante la conferenza stampa. Era una condanna ancora prima del processo, una conferenza stampa dove in pratica era presente tutto l'impianto di accuse e di prove, come fossero gia' confermate da tutti gli incroci possibili. Nessuno si ricordava piu' di Renato Piro e del perche' era stato arrestato. Bastava chiedere, perche' ti sei fatto vedere da un testimone? Ma nessuno pareva averne voglia. Il colpevole, l'assassino non aveva rilasciato dichiarazioni, il giudice aveva confermato il fermo e per quanto riguardava i probabili amici del sospetto, probabilmente potevano buttare la chiave. Perche'? Se era vero quello che mi ero immaginato c'era stato un piccolo cambiamento di programma: Sergio Love sgarra con la mala riguardo la quotazione in borsa o qualche giro del genere o per qualche motivo simile - lo confermavano gli spari, il modus operandi, ovvero l'esecuzione con due colpi al cuore, le conversazioni di Oleg che sosteneva di non c'entrare niente con quell'omicidio, sintomo che qualcuno lo aveva incolpato, la massa di societa' intricate tra loro che, con uno studio accurato avrebbe smascherato, le parole di Michele: tutte cose presumibilmente deboli come un filo di vento, in sede processuale, ma comunque fatti che, se studiati, avrebbero aperto sicuramente il varco per la spiegazione. A me non interessava certo arrivare al processo, a quel punto mi interessava semplicemente spiegarmi il perche' di alcuni fatti. Sergio Love fa una cazzata, ci sono le spiegazioni. Viene ucciso, poi cambia qualcosa. Il presunto colpevole regge poco, e' sostituito con il russo che probabilmente c'entra con l'omicidio, ma sicuro come la morte e' stato mollato dall'organizzazione. Dopodiche' si scatena il delirio: nuovi equilibri. Nel pomeriggio era arrivata la notizia di una marea di arresti. Qualcuno stava provando a forzare, ma rimanevano troppi i punti deboli. Perche' viene incolpato Renato Piro? E Sergio Love? C'entra con il delirio attuale o era stato soltanto un escamotage? Domande senza risposte. Fatto sta che il russo era in carcere e la pista passionale tanto cara ai lettori soddisfaceva tutti. La mafia, non esiste. Speravo che almeno fossero consci delle minchiate che ci vendevano. A meta' pomeriggio, un programma su una rete nazionale, che passava dal gossip agli squartamenti, si era occupato per dieci minuti della vicenda. Sergio Love era lo Jago della situazione che un po' se l'e' meritato di morire. L'Otello sovietico era Andry, perdutamente innamorato della sua compagna e pronto a tutto. Galeotta una telefonata con cui Jago sbeffeggiava l'Otello proletario. Una soap opera. Poi qualche intervista, tra le quali qualche domanda a una ragazza che ricorda una sera di qualche settimana prima con Sergio Love, che era felice e infatti l'aveva portata al [omissis], una discoteca genovese. Questa mi giungeva nuova e andai a riprendere la deposizione che aveva rilasciato la ragazza, che si era presentata al commissariato, per dire di avere avuto una relazione con la vittima. Ci sarebbero arrivati gli inquirenti visto che i tabulati del cellulare di Sergio Love segnavano solo il numero della ragazza e quello del'ufficio della Obi. Nella deposizione le chiesero parecchie cose e particolari, ma quella serata li' non era da nessuna parte. Rilessi tutto un paio di volte, ma niente. Poteva essere un'assurdita', ma dovevo verificare la veridicita' e provare a tirare fuori qualcosa. Erano passate due settimane o piu', il ricordo forse si confondeva un po' ormai. Ma tentare non costava niente: mi segnai l'indirizzo della ragazza, uscii a bermi una birra e per le sette e mezzo ero sotto il suo portone, in via Piacenza in un quartiere decisamente popolare. Prima di scendere dalla macchina mi segnai un appunto che mi vagava in mente, durante l'intero tragitto; lo scrissi in mezzo ad alcune domande che mi ero segnato: riguardare la perizia del computer di Sergio Love: come comunicano? Desdemona, ne ero certo, non era la ragazza che stavo andando a trovare. Zeroquindici Le trattative erano avviate. Nella notte aveva fatto personalmente sparire il cadavere di alcuni scagnozzi di Francis. Non aveva usato dei metodi particolarmente intelligenti: li aveva bruciati, aveva fatto alcune foto e le aveva spedite all'entourage di Francis. Aveva utilizzato il metodo di Oleg, che amava prendere per il culo i propri nemici, Olga, lei, preferiva farli sparire e basta, ma si era dovuta piegare alla ragion di stato, il suo in particolare, quello che stava per avere. La risposta degli italiani era stata molto dura, mentre il suo cellulare vibrava di chiamate da entrambe le parti; cominciava ad essere percepita come una super partes, quello che voleva, non facendo altro che alimentare la faida. Ogni tanto pensava a Sergio Love, ma ormai accadeva sempre piu' raramente e il suo ricordo leggero veniva spazzato via da quella carica di adrenalina che era stata in grado di creare. Ripenso' in particolare alla serata di cui aveva parlato quella ragazzina in televisione: era venuto li' a sfidarla, ma lei era stata fedele al suo personaggio, senza degnarlo di uno sguardo. Ma era quella sera che aveva deciso di ucciderlo, sentiva nascere in se' l'idea, il piano, come immaginava potesse venire in mente ad uno scrittore la trama del libro. Passaggi, eventi, volti, pezzi di dialogo, tutto confusamente insieme, ma a segnalare l'ispirazione in arrivo. Era una narratrice di omicidi, in qualche modo, che qulcuno doveva raccogliere e capire e lei aveva un piano pronto anche per quello: nessuna epopea sarebbe rimasta tale, senza un narratore. Era andata a fare visita alla ragazza, spiegandole alcune, semplici, cose. Aveva appena finito di pulire la sua colt, ma aveva bisogno di togliersi uno sfizio, senza complicare gli eventi: una morte normale, penso', anzi volontaria. Attraverso' di fretta l'incrocio, pigiando sull'accelleratore in maniera brusca, la macchina sobbalzo' e dopo poco riprese l'andatura normale. Fece un paio di curve, salendo una stradina leggermente in salita e stretta quanto una macchina. Arrivo' in un piccolo spiazzo dove erano parcheggiate altre due auto. Olga parcheggio' la sua nel primo posto libero all'inizio dello spiazzo. Scese, mise la mano nella tasca destra, dove c'era una pistola acquistata qualche giorno prima on line, una beretta, e suono' il citofono. Quando disse "sono Olga" percepi' il silenzio e lo sconforto dall'altra parte. Un leggero rumore, uno schiocco minimo e Olga entro' nel palazzo, si diresse all'ascensore e sali' al terzo piano. L'uomo l'aspettava con la porta aperta, non si dissero niente e Olga entro'. Entrarono in sala, c'era il computer acceso. - Stai scrivendo il testamento, chiese Olga L'uomo non rispose, si era seduto su una poltrona e la osservava senza guardarla. Avevo lo sguardo vitreo, teso e percepiva il suo ruolo. - In ginocchio, gli disse Olga Accese lo stereo ad un volume medio. Tiro' fuori dalle tasche le due pistole, la sua e quella comprata per l'occasione. Guardo' l'uomo di fronte a se', in ginocchio e sull'orlo dello svenimento. Olga gli passo' la Beretta con la destra puntandolo con la sinistra, la sua mano e l'uomo prese la pistola in mano. - Sparati Alzo' il volume dello stereo, lentamente, puntando costantemente la sinistra contro l'uomo che altrettanto lentamente aveva alzato il braccio destro e puntato la canna della pistola alla tempia. Il volume era ancora piu' alto finche' a Olga non scappo' un urlo, Sparati!!! che spinse la sua mano a girare ancora piu' in su la manopola dell'audio. L'uomo urlo' a sua volta, piego' il braccio e portandosi la pistola in bocca, alzo' gli occhi verso Olga, come a provare ad ammirare per l'ultima volta quel collo e sparo'. Olga lascio' acceso ancora qualche istante la musica, correndo verso il bagno, che bastardo, sangue dappertutto. Si guardo' allo specchio, sembrava pulita, si tolse i guanti, li guardo' piu' da vicino, niente. Torno' in sala, abbasso' il volume e torno' il silenzio totale. Era un residence e presumibilmente a quell'ora c'era poca gente: lo affittavano a manager e impiegati che, in quel momento, erano per lo piu' al lavoro, un'altra idea dell'Americano. E in ogni caso chi se ne frega, pensava Olga. Poso' alcuni fogli che aveva in tasca sulla scrivania, stando attenta a non sfiorare neppure il cadavere, riverso contro la poltrona. Aveva capito tutto poco prima di morire, meglio cosi', penso' Olga. Mise bene in vista il foglio piu' grande che aveva portato con se'. Era la ricevuta d'acquisto della pistola, che infilo' in qualche cassetto, sotto altre cartacce. Sull'intestazione si ringraziava per l'acquisto, la Beretta era grata a quanti acquistavano on line i propri prodotti, grazie signor Francesco Parodi, grazie Francis, fece Olga rileggendo la lettera. Anche lui, grazie a lei, era pulito come un neonato, il suo nome non esisteva per gli sbirri. Mise un po' in ordine i fogli sul tavolo: l'Americano doveva trovare una casa in ordine, penso' Olga. Sarebbe arrivato tra poco, mica intercettava telefonate a caso, lei. Poi, vicino ai fogli appoggio' un libro. L'interprete avrebbe capito, si augurava. Ando' in cucina, prese il sacchetto mezzo pieno della spazzatura e usci' dall'appartamento e prese l'ascensore per scendere. Usci' dal palazzo, ando' alla macchina e tiro' fuori una scatola e la infilo' nel sacchetto, che scarico' in un deposito dell'immondizia accanto alla sua macchina. Accese e se ne ando', ora poteva dialogare con l'Americano a mente piu' lucida e con una dote non da poco. Ora dovevano per forza trattare con lei e basta. Mise in moto. Sergio Love, Francis Parodi, che nomi del cazzo. Zerosedici Dopo circa dodicimila scalini arrivai alla porta indicata. Ero esausto, cercai di prendere fiato, misi il cellulare in condizione di non nuocere e un po' guardingo e per niente fiducioso suonai al campanello. Non ero per niente convinto, anzi ormai ero certo: stavo affrontando un'inutile perdita di tempo. C'era perfino il recupero del Genoa a quell'ora. Prima di entrare spedii un sms a Valentina chiedendole se poteva, ogni tanto, controllare la pagina 214 di televideo, dove aggiornavano in diretta il risultato. La serie C, signori, e' un brutta bestia. Suonai il campanello. La ragazza della televisione, Elena si chiamava, mi ricevette molto gentilmente. Le dissi subito che il mio cliente si sarebbe costituito parte civile e avevamo bisogno d informazioni, giusto per darmi un tono. Mi feci raccontare la rava e la fava da questa logorroica in canottiera e pantaloncini, in una casa all'ultimo piano, fredda come la morte. Faceva ginnastica, mi disse, e aveva caldo. Io non mi tolsi la giacca, mi feci fare un caffe' e chiesi se potevo fumare. Mi disse di no. A parte la risposta perentoria, Elena era carina e simpatica, ma per i miei gusti parlava troppo, o meglio, era leggermente estroversa. Dopo un minuto che ero seduto, mentre il caffe' era in preparazione, si era gia' messa a prendermi per il culo per la mia giacca. Non la presi bene, ma cercai di concentrarmi sulle ragioni che mi avevano portato li, scorgendo appena il cellulare per vedere eventuali novita', ma ovviamente, niente. Alle sue illazioni sulla mia giacca da serial killer, mentre arrivava il caffe', non fui in grado di rispondere con niente di furbo, tagliente e spaccagambe. Avevo letto in un libro che quel fenomeno i francesi lo chiamavano "l'esprit de l'escalier", lo spirito della scala: quella cosa che capita spesso, specie a me, ovvero trovare la risposta pronta, quando ormai e' troppo tardi. Temevo gia' che una volta uscito mi sarebbe venuta in mente la battuta giusta, al suo "quella giacca non so se e' piu' da killer o da pappone", con lo spirito della scala. Carina, non c'era che dire, mi limitai a un risolino, di cui il mio ego maschile si sarebbe pentito da li' all'eternita' e venni al dunque, che per me, la conversazione poteva anche finire li'. Non mi tolsi la giacca neanche al suo secondo tentativo di sradicarmela da dosso. Mi racconto' dunque di Sergio Love che, devo ammetterlo, non avevo ancora capito che tipo fosse. - Una persona determinata, mi disse lei, uno che vuole precisare sempre le cose, che va per la sua strada, per il suo obiettivo. - Che obiettivi aveva? Le aveva parlato di qualche cosa in particolare? - L'ho gia' detto alla polizia. Parlava che avrebbe voluto fare un viaggio all'estero, andarsene per un po'. - Perche'? - Perche' non l'aveva mai fatto, diceva lui Molto strano, quel Sergio Love, invece, me lo immaginavo come uno sempre in giro per il mondo. Poi mi racconto' di quanto fosse gentile e di quanto fosse un donnaiolo e io lo sapevo gia'; stavo pensando di andarmene che tanto non avrei ottenuto nulla. Elena era la tipica ragazza che avrei incontrato, facedoci caso, al bar degli specchi, in posti cosi', a meta' tra il trendi e l'alternativo. La casa era come ne avevo visto milioni: poster di film improbabili, cd ovunque e migliai di riviste di fitness. Osservai il suo modo di fare deciso, di chi sa quale sia la propria strada, il proprio sogno. Io invece brancolavo nel buio. Le chiesi se uscivano spesso e mi disse di si. - Con amici, uscivate? - Raramente - Chi erano i vostri amici? - Amici miei. Sergio non aveva amici. - Nemici? Ci penso' su qualche istante, poi parlo'. - Quella donna. Le voci sul conto di Love. Diobono, la tresca. - Quale donna? - Quella che aveva lasciato - Lui aveva lasciato lei? - Si in qualche modo ecco...lui diciamo che Sergio... Era un donnaiolo bla bla bla. Due colpi al cuore. - Ho capito. Eh vabbe', ma gli sbirri a questo mondo non servono proprio a niente, pensai, mentre le chiedevo, come mai agli sbirri non avesse detto niente. In qualche modo avevo scoperto, con quel lavoro, che la gente non si fida per niente di quegli omini stupidi. - Non me l'hanno chiesto, mi hanno preso un po' sottogamba. Comunque, disse - Comunque? - Non credo temesse per la sua vita, al riguardo, aggiunse. Batti il ferro fin che e' caldo. - La conosce lei, quella donna? - No, me ne ha parlato solo una volta, mi aveva detto che in quel locale c'era una mezza matta, che lo odiava - Non le ha detto altro? - Si, che l'aveva conosciuta per via di questioni di lavoro, che era con lei che doveva partire ma poi, insomma... - Partire per dove? - Non me lo ha detto. - Le ha detto il nome? - No. - Era italiana? Ci penso' di nuovo su, emise un lento impercettibile sospiro, come a buttare giu' un pensiero fastidioso e rispose. - No, mi aveva detto che era una russa. Sfoggiai noncuranza, mentre nella mia testa partivano tanti piccoli particolari, sparati da quelle funzioni mnemoniche che tanto amavo. Chiesi se aveva altre informazioni, giusto per tentare di avere qualcosa in piu', ma ormai era evidente che il quadro andava componendosi. Non sapeva altro. Improvvisamente Elena si era fatta un po' cupa in volto e per un attimo pensai di aver fatto un danno. Poi, evidentemente, scaccio' i pensieri negativi e con il sorriso piu' consueto del mondo mi liquido', dicendo che aveva da fare altri esercizi, se non mi dispiaceva, insomma, raus, passi lunghi e ben distesi. Uscii rapidamente dalla casa, pensando che era almeno la seconda donna in pochi giorni a scacciarmi in modo piuttosto intesito, e saltai letteralmente in auto. Olga, cherchez la femme, black widow. I due colpi, un tradimento, ma non propriamente d'affari. Era indubbiamente lei. Mi venne in mente il particolare della voce femminile che aveva fatto da esca per Renato Piro. Cherchez la femme, e' lei il deus ex machina. Mi mancavano, a questo punto, due elementi piuttosto rilevanti: perche' Renato Piro, perche' incolpare lui. Pazza si, ma un divertissment del genere mi pareva sinceramente troppo. Perche' aveva messo in mezzo Renato Piro? Alla fine io mi ero mosso fin da subito a scagionare quell'uomo senza che ne sapessi niente di lui. Laura dal canto suo non mi aveva detto niente. In effetti, non lo avevo mai considerato il colpevole, come se Laura, sottilmente, mi avesse convinto fin da subito a crederlo innocente. E io mi fido di Laura, infatti Renato Piro era innocente. Olga e' tradita da Sergio Love e lo ammazza, a suo modo: l'ha tradita o semplicemente non ha accettato i suoi piani di fuga, che chissa' quali prezzi avrebbero previsto. Viene incolpato Andry, su chiari suggerimenti del vero assassino. Non farebbe una piega. Se non ci fosse quel passaggio inutile di Renato Piro. Perche' mettere dentro lui? C'erano poche spiegazioni: o Olga era decisamente una pazza squilibrata, o Renato Piro non era propriamente un corollario a tutta la faccenda. E il delirio che e' scoppiato dopo, questo era il secondo elemento che mi mancava: se quell'omicidio era il preludio del casino che era scoppiato in citta'. Olga uccide Sergio Love, incolpa Piro, poi il suo scagnozzo. Poco dopo scoppia la guerra a Genova, quattro giorni di autentica battaglia, morti, feriti, arresti. Non riuscivo a trovare il bandolo che legava gli eventi e chi fosse a quel punto a comandare. Olga si stava preparando il trionfo, o una fuga. Con chi e a scapito di chi? E poi quegli indizi, cosi' sparsi nel vuoto piu' totale, senza niente sotto, come vagassero in attesa che qualcuno li cogliesse. Stavo ripensando a Elena, al suo racconto. Rispetto alla televisione mi era sembrata molto meno stupida e molto precisa. Allo stesso tempo, mi aveva dato l'idea di una insincerita' di fondo, ricordandomi i suoi movimenti della testa e degli occhi, mentre mi diceva di Olga, i suoi sospiri. Dovevo rimettere insieme i pezzi, alla luce della certezza che avevo sul conto di Olga, Black Widow improvvisata e probabilmente in ascesa. Poco dopo aver parcheggiato sotto l'ufficio mi chiamo' U., scusandosi del ritardo e dicendomi che quella sera mi avrebbe spedito del materiale interessante. Mi disse che quel casino che era scoppiato in citta' riguardava alcuni degli stralci speditimi. Altri, mi disse, la societa' della intercettazioni, dice che hanno avuto dei problemi. Certo, penso, staranno montando le intercettazioni per servirvele a dovere. Olga era un genio, pensavo questo quando entrai in ufficio e accesi il mio computer, pensando ai suoi occhi fuoco, per effetto della luce. Magari erano i suoi, invece. Sms di Valentina: ma cosa e' il Pizzighettone? Questo sms e il conseguente zero a zero mi rovinarono due ore di vuoto totale. Persi un po' di tempo ad aggiornare il mio blog di citazioni. Eravamo al punto che i due personaggi principali erano completamente descritti. Per tratteggiare l'ultimo agganciai un articolo de Il giornale sui "bamba rossi" ad una riflessione precedente del capo della Polizia sui casi scoppiati a Genova. Da Evtuscenko a Il Giornale era un salto che meritava due ore di vuoto pneumatico. Mi ridestai alle dieci circa e avevo un sonno boia e la necessita' di mettere in fila le cose. Pensai li' per li' di chiamare Laura, invece uscii a farmi una passeggiata nei vicoli, cosi' senza pensare a niente. La notte era scura e i vicoli di Genova assumono velocemente i colori del proprio umore. Dopo una decina di minuti cominciai a sentire un po' di ansia: tendevo a vedere mostri dappertutto, ogni persona che mi si avvicinava, mi provocava un irrigidimento fatto di tensione e paura. Tornai in ufficio, mi misi sul divano. Mi addormentai come un sasso, con il succo di pera appoggiato sullo stomaco. Alle due di notte mi esplose il cervello, in un incubo da notte piovosa. Mi alzai e controllai la posta. C'erano due mail. Mercoledi' alle due di notte. Una di Uaco, una di Michele. Aprii subito quella di Michele, c'era solo un link. Lo cliccai e aspettai qulche secondo perche' si caricasse la pagina. Era un'agenzia di stampa: Francesco Parodi, si e' suicidato. Franceso Parodi, pensai, il proprietario reale del locale di Olga. Lessi tutto con attenzione, andai a farmi un caffe' e quando annotai i particolari, sentii quel famoso "drizzarsi i capelli", applicato alla mia testa. Zerodiciassette Il giorno dopo un omicido Olga aveva voglia di riposarsi e il mercoledi', di solito, era il suo giorno di festa. Cosi', di primo mattino aveva scelto di farsi un giro nel suo posto preferito di Genova, i piani di Praglia. La giornata era chiara, solare e gelida allo stesso tempo. Il vento andava e veniva, provocando improvvisi momenti di gelo, a istanti in cui ti viene voglia di toglierti la giacca e rimanere in maglietta, con una felpa, tutt'al piu'. L'immensa distesa di erba, il suo prato infinito, ma bastava un'alzata di sguardo e in fondo, quasi fosse li', improvvisamente, il mare. L'erba aveva quel movimento tipico dato delle raffiche di vento e il rumore toglieva il fiato a ogni possibile parola. A volte in giornate cosi' piove, come se Genova avesse il clima di un'isola, persa in mezzo al volere delle correnti. Dopo aver preso un caffe' nel bar che si arrampicava verso il piano verde, aggrappandosi ai tornanti, arrivo' in cima verso il suo posto preferito, leggermente nascosto a chi si fermava alla prima rampa di quelle terrazze d'erba. Qualche sera prima era stata li', alla ricerca di una meditazione che altrimenti non avrebbe compiuto. Doveva mettere insieme i pezzi, tanti erano i tavoli su cui stava giocando. Quella sera nel suo posto c'erano due persone, un uomo alto, giacca scura e una ragazza, decisamente piu' chiara e rannicchiata in un piumino, a difendersi dal vento. Olga aveva pensato - come d'abitudine, osservando sempre le altre persone - che quei due visi uno in una direzione, uno in un'altra, promettevano grandi discussioni. Aspetto' in silenzio che i due, dopo qualche parola guardando verso il mare, abbandonassero la postazione. Li vide sfilare davanti a se'. Ebbe un fremito, a pensare a Sergio Love e alle giacche blu degli uomini e quel minimo di fiducia che per una volta aveva concesso. L'unica volta in cui era disposta a non fare da sola. Dopo un omicidio aveva sempre bisogno di ricaricarsi, in personal e quel posto lo permetteva, nel suo rifugio tra due immensi castagni, leggermente a destra rispetto al piccolo sentiero dove, specie di mattina, passavano parecchie persone a passo di jogging e musica nelle orecchie. Un riossigenamento perfetto. Put your teeth in me, Carve your name in me. Spense il walkman. Erano stati giorni pesanti: era anche dovuta correre fino a Staglieno, il giorno prima, subito dopo l'omicidio di Francis, da quella ragazza: non ci aveva messo molto a convincerla, i soldi, funzionano sempre e lei conosceva troppo bene, sempre, i suoi interlocutori, perche' non dovessero temere un ricatto. Era cresciuta cosi', lei. La tecnologia, che passione. Aveva fatto la telefonata e la voce dall'altro capo del filo le aveva ricordato di non esagerare. Aveva detto di non preoccuparsi. Il piano prendeva forma: le tracce lasciate in casa di Francis servivano per verificare le intenzioni dell'Americano. Gli sbirri non la preoccupavano, era l'Americano, al massimo, l'unico che poteva fregarla. Aveva fatto tutto quello che doveva fare: quella sera, prima del probabile appuntamento con l'Americano, avrebbe predisposto tutto, nei minimi particolari. Il polo del lusso era appeso a un filo. Se l'Americano avesse accettato le sue condizioni, si sarebbero spartiti la torta. Altrimenti entrava in funzione il piano B, che prevedeva una finta promessa, tattica, ad un altro uomo. Pane al pane. Olga non sapeva davvero cosa pensare dell'Amrericano, non aveva idea di che decisione avrebbe potuto prendere al riguardo. Sarebbe stato poco saggio da parte sua rifiutare l'offerta di Olga. Le avrebbe anche regalato Oleg morto, se avesse voluto. O se avesse potuto: le risultava che Oleg era sparito, ma lei lo avrebbe trovato, se l'Americano avesse voluto contrattare. Ma c'erano condizioni e condizioni. Lei di fatto controllava tutto. Se l'Americano avesse tentato di fregarla, lei lo avrebbe toccato sul punto piu' debole del boss in quel momento. Il polo del lusso, era quella la chiave di tutto, ma non glielo avrebbe certo detto. Era un segreto. Poi c'era la follia del racconto. Ripenso' a quel tipo, quello che aveva scelto, per un gioco del destino, ridicolo quanto mai, come proprio interprete. Lo aveva seguito, quell'investigatore, che aveva la giacca uguale alla sua. Lo aveva annusato durante i suoi giri per i vicoli: tutti i bar erano suoi, un caffe' dietro l'altro. Lo conosceva, poteva dire di conoscerlo da tempo. Il caso, le coincidenze le avevano fornito due link, uno virtuale e uno reale, per orchestrare quel cervellotico piano. Olga si considerava un artista, una fonte inesauribile per giovani scrittori e investigatori protoromantici e falsi cinici. Una narrazione collettiva, per interposta persona quindi, solitaria. Era l'unico modo che aveva ormai per fidarsi di qualcosa. Non per niente l'idea del libro fatto di citazioni non era ne' sua ne' di Tankian. Era di qualcun altro, ma Olga aveva incredibilmente apprezzato la logica con cui la storia si andava dipanando. Mancava, a suo modo di vedere, una protagonista degna di questo nome, "una" deus ex machina in grado di reggere tutto il carico di attese che quel romanzo fatto di mille pezzi di parole stava mettendo insieme. Il primo collegamento era stato obbligato, poi qualche traccia, giusto per, infine era dovuta ricorrere a metodi decisamente piu' cruenti. Non l'avrebbe presa bene, non le sembrava il tipo che sarebbe soddisfatto a sapere di non avere scoperto niente, ma di essere stato, constantemente guidato, ma daltronde, era una vicenda molto piu' grande di lui e forse, non avrebbe neppure saputo tutto fino alla fine. I suggerimenti erano finiti, sapeva di essere entrata in quel libro. Tankian, penso', ci stava solo girando intorno. Si chiedeva se avesse capito chi fosse Renato Piro e perche' era stato tirato in mezzo. Distole il pensiero e per un attimo Olga penso' che l'Americano si sarebbe piegato ai suoi voleri, che avrebbe capito la sua forza, la sua determinazione. Ma tra italiani e russi, non c'era niente da fare, non si riusciva mai a garantire alleanze stabili. Dopo un paio d'ore Olga si alzo' e in quasi un'ora fu in centro, a Genova. Mollo' la macchina nel parcheggio alla Foce, aveva voglia di camminare ancora. Da li' taglio attraverso una piccola salita, per giungere in corso Aurelio Saffi. Code di macchine, sguardo sul porto e accelerazione verso piazza Cavour. Infine sottoripa, nel ristorante. Era chiuso, senza la minima intenzione di fingere un'apertura pomeridiana. Olga busso' tre volte alla porta laterale e venne fuori un uomo con due grandi baffi e una canottiera gialla. - Domani sera, al solito posto, alle ventuno e trenta Olga fece si con la testa e torno' sui propri passi verso piazza cavour, tagliando su, in via san Lorenzo. L'Americano voleva fotterla. L'indomani. Che morisse. Chiamo' dal numero sicuro. - E' domani - Quindi? - Assicurati che le pratiche siano tutte a posto, poi vado io a mettere a posto le cose. - Sei sicura? - Si Stento' a non rispondere con un intenso urlo fatto di insulti nella propria lingua. Mai un uomo con le palle, penso' e entro' in una rosticceria per comprarsi del cibo. Uscendo ricevette varie telefonate: una era dai ragazzi della societa' di intercettazione. - Ci siamo dovuti inventare che avevamo un problema, Oleg avevi detto di tenerlo ancora buono no? - Si, si - Quindi? - Quindi va bene cosi'. Era decisamente stanca, ma mancavano poche ore alla fine. Aveva il solito dubbio, come ogni volta che si preparava ad una potenziale uscita di scena. In fondo lo desiderava, quella citta' le aveva gia' tolto abbastanza. Non sapeva bene cosa stesse cercando, sapeva soltanto che lo doveva fare. E a questo giro, qualcuno avrebbe ricordato le sue gesta, solitarie. Zerodiciotto Lessi con calma non tanto la mail di Michele, che conteneva solo il link, quanto le "brevi" che erano comparse su vari siti, primo fra tutti quello del secolo xix. Francesco Parodi si era suicidato nella sua abitazione. A darne notizia agli inquirenti, una telefonata anonima. Gli sbirri erano arrivati e i periti della scientifica avevano constatato il decesso, facendolo risalire ad almeno cinque ore prima. Una revolverata in bocca; gli inquirenti sembravano certi del suicidio, anche se al momento, come al solito, non escludevano nulla. "Si indaga sulla vita di Francesco Parodi, imprenditore edilizio, una vita al servizio della citta'". Un eroe, in pratica. Del locale che Leluche, in modo cosi' leggero, aveva detto appartenere al morto, niente di niente. Li' per li' mi stupii del suicidio, poi ben presto, con il passare delle ore e delle indiscrezioni, avevo compreso appieno il perche' della mail di Michele. Michele prima mi dice di tenermi lontano, poi mi sottolinea che questa killer fuori di testa, mi lancia dei messaggi. Avevano trovato un libro in casa di Francesco Parodi, proprio affianco alla ricevuta di acquisto on line della Beretta. Un errore clamoroso di Olga, molto strano a guardarlo in modo freddo. Francesco Parodi, a dire dei suoi famigliari, mai nella vita aveva acquistato qualcosa su internet. E questo lei doveva saperlo. Invece aveva volutamente lasciare delle tracce. La ragione per cui era stata lei, mi era evidente. Affianco alla ricevuta, il libro. "Racconti russi dell'Ottocento". Anche in questo caso un regalo. Ma per me. Nonostante Francesco Parodi, a detta dei soliti parenti, non avesse mai dato l'idea di poter leggere un libro del genere. "Si ipotizzano messaggi misteriosi", scriveva il demente del secolo on line. Il libro che avevo saccheggiato e piazzato nel mio blog di citazioni era a fianco del cadavere di Francesco Parodi. E una ricevuto per un acquisto su Internet. Gli occhi rossi mi invasero lo schermo. Parlava con me? No. Avevo bisogno di un aiuto. Ifconfig. Mandai un sms a chi sapevo io, con scritto "questo e' l'ip [omissis] la pwd la sai. Mi sono entrati dentro?". Quindi vediamo: Olga ammazza Sergio Love perche' l'ha tradita, fa tutto sto casino, dovevo verificare i txt di U., in qualche modo mi dirige lasciando dei messaggi che io riesco a codificare, ma altri no. Una pazza totale, ma insomma io tutto sommato cominciai a pensare di essere da buttare. Forse le persone come me sono troppo suggestionabili, pensai. Dopo le citazioni di Evtuschenko avevo avuto modo di mettere anche quelle di un altro libro, della nuova letteratura russa, "il killer metafisico". Mi pareva di averci azzeccato. Chi e' piu' metafisico di Olga? Cercai di rilassarmi, uscendo e provando a guardarmi intorno, per constatare come fosse tutto normale e scacciare quei pensieri paranoici da competizione. Un mercoledi' piovoso di Genova. Tranne il clima di questa citta', ormai ogni cosa era una sorpresa. Camminai un bel po' e andai in un piccolo bar, appena oltre una lieve salita che porta verso l'albergo dei poveri. Mi era simpatico il barista e aveva ancora le insegne dei gelati della preistoria. Mi misi al banco, senza dire niente, sapeva quello che volevo, un caffe'. Si avvicinarono due signore, che facevano a gara a dimostrare chi era piu' sfigata delle due. Niente, non riuscivo a stare, tornai in ufficio. Pensai che di Michela e Valentina avevo perso le tracce. Nell'ufficio, nulla dimostrava la loro presenza negli ultimi tempi. Nemmeno una lavatrice piena di vestiti. Pensai a quanto fosse bello avere degli amici. Mi ributtai sul lavoro, rivalutando le mie ansie. Avevo avuto culo che Olga era una cui piaceva firmare le proprie imprese. Il fatto mi apparse improvvisamente, totalmente casuale e abbandonai per un istante le paranoie, brindando con un succo di pera alla mia fortuna. Avevo finito. Le mail di U. erano interessanti. Decisi di guardarle giusto per chiudere il cerchio di quella indagine, per sentirmi in pace con me stesso. Avevo fatto quello che dovevo fare: tirare fuori Renato Piro, e basta. Le conversazioni che mi aveva passato U. pero' erano tutte composte da dialoghi tra russi che sembravano sbroccare tra loro, per il delirio che stava succedendo e mi aveva riportato sull'indagine. Ce n'era una di Oleg il quale, come mi diceva U. nel testo della mail, veniva dato per scomparso da Genova. Aveva preferito una dignitosa ritirata, piuttosto che finire tra le grinfie del suo ex killer preferita. Per il resto, le conversazioni erano interessanti per capire come si stavano muovendo: chi scappava, chi malediceva gl italiani, chi smadonnava contro qualcosa che sembravano avere paura di nominare, Olga. Le lessi con notevole distacco. Rientrando a casa mi era cambiata la percezione delle cose. Credevo fosse tutto normale, mentre poco prima mi sembrava di essere stato mosso da Olga direttamente. E odiavo quando mi capitava quest'incertezza: perche' io avevo gia' scelto la percezione che preferivo. Quindi scrissi una mail a U., chiedendogli se ne sapeva qualcosa di questa fantomatica Olga, ma mi rispose che nei loro archivi non c'era nulla. A questo punto, con freddezza, tentai di rivoltare la faccenda. Dovevo pormi nella sua soggettiva. Se Olga vuole giocare con me, mi vuole fare sapere tante cose, dovevo stabilire subito una regola: una come Olga si riserva sempre la sorpresa, il segreto, non dice tutto. Inoltre dovevo provare a ribaltare la cosa e trovare tutti i punti che avevo esaminato solo maldestramente, pensando alle indagini. Ma cosa vuole da me, pensai anche. Ero arrivato a dimostrare che non era stato Renato Piro in modo semplice: i colpi con l'automatica, il testimone oculare, il retro della casa. Avevo capito di piu', perche' avevo trovato quelle foto. Ero andato da Leluche perche' avevo avuto l'imbeccata di Michele, di andare a cercare i dati delle aziende, del riciclo di denaro sporco, della mafia laureata. Poi avevo scoperto che Olga aveva ucciso Love, presumibilmente per un tradimento: Black Widow sul luogo del delitto, i due colpi, al cuore, le parole di Elena. Tutto creato ad hoc perche' io potessi ricostruire il suo piano: uccidere Sergio Love e rivoltare la citta' per arrivare al suo apice. Infatti i russi dicevano di non c'entrare niente con Sergio Love. Olga evidentemente aveva messo in giro la voce per motivare il suo piano. Olga voleva comandare l'intera citta' e probabilmente l'omicidio di Sergio Love le era sembrato semplicemente una dimostrazione della sua forza. Aveva usato una sua ferita, per creare una forza. Avevo scoperto tutto questo, grazie a imbeccate. Il mio ego scese all'altezza del Genoa in classifica. Nonostante questo, nonostante avessi ormai un quadro chiaro, che fossi destinatario di messaggi o meno, continuavano a mancare dei pezzi. Andai alla scrivania e cercai in mezzo a dodicimila pile di fogli. Trovai i documenti dell'indagine su Piro. La normalita' in persona, tranne quel vizio della cocaina. I suoi amici erano caduti dalle nuvole. Lessi i tabulati telefonici. Anzi, le relazioni sui tabulati telefonici, perche' era segnalato come "Materiale di scarso interesse processuale". C'erano dei riassunti in cui parlava di siti, robe burocratiche. Lasciai perdere, mi ero rotto le palle. Volevo dormire due giorni. Uscii e andai in libreria, poi tornai a casa, frastornato. Olga mi aveva dettato la sua storia, il suo folle intendere chissa' quale missione. Ma ero convinto che il finale dovessi trovarmelo da solo. Epilogo Il giorno dopo, inizialmente, fu uno svogliato giovedi' di vento e pioggia. Quando usci' il sole, sgattaiolai fuori di casa con fare abulico. Mi sentivo come dopo una sbornia, avevo fatto sogni sconnessi, mi ero svegliato piu' volte parlando, dicendo non so bene cosa. Michela e Valentina mi avevano chiamato da Milano. Rimanevano li' qualche giorno. Decisi di dire che non c'era problema, mentre in realta' avrei avuto bisogno di parlare con qualcuno. Di U. non se ne parlava neanche, va bene tutto, ma parlargli di certe cose no. Michele chissa' dove mai si era cacciato: magari era a tessere trame con una donna dagli occhi chissa' come, ridendo di me. Passeggiai per una buona mezz'ora per il centro storico. Mi appariva meno tetro della sera prima, ma ugualmente languido. Bene, pensai, in un modo o nell'altro ero riuscito a capire come erano andate le cose. Se le avessi scoperte io, o me le avesse messe in mano qualcun altro, le cose non cambiavano. Mi sentivo gia' scarico, come dopo aver raggiunto un traguardo momentaneo. Lessi qualche giornale al bar, non trovai niente di interessante. Pensai a qualche articolo da ritagliare, poi pensai ai libri da leggere che avevo accumulato e lasciai perdere. In realta', forse, dovevo inserire un protagonista femminile nel mio blog. In quell'istante esatto in cui lo pensai mi vibro' il cellulare. Alla buon'ora, pensai. "Si, di brutto". Era la risposta di chi so io, al mio messaggio circa la vulnerabilita' del mio pc. "Si di brutto", qualcuno era entrato nel mio computer per farsi un giro. Quante cose sapeva di me? Pensai alle telefonate, pensai alle mail, ai documenti. Mi sentivo quanto meno invaso nella mia sfera personale, come dicevano i vip. Lessi con piu' interesse le pagine sportive, ma quel periodo non prometteva niente di buono, neanche in quell'ambito. Decisi che dovevo finirla, che dovevo prendermi due giorni di lettura totale, ubriacarmi sabato sera al concerto, nel locale della burattinaia che mi manovrava, dormire domenica e da lunedi' vedere di tirare su due soldi con l'affaire Genoa, con quella merda di Castani. Avrei incontrato ancora l'Americano e chissa' che a sto giro non avessi qualcosa in piu' nelle mani. Tornai in ufficio, tagliando da via della Maddalena e osservando stranito il locale dark. Non salutai e proseguii. I dark non salutano. In ufficio controllai la posta, mandai una mail a chi so io, chiedendo e implorando un aiuto tecnico e cominciai a vagare su internet senza una meta. Poi decisi di cercare qualcosa sul Genoa, per vedere se mi ero perso qualcosa. Andai su google e digitai, "Renato Piro". -------------------------------------------____________________________________ Complimenti all'Americano, pensava Olga, una persona che sa quello che vuole e lei lo avrebbe rispettato. Ma non poteva accettare le sue condizioni, la sua stupidia cupidigia. Olga sapeva quanto fosse importante la comunicazione e l'immaginario, anche per la malavita. Avrebbe fin da subito messo in giro, in modo abile e spietato, le voci che avrebbero raccontato l'infamata che quell'uomo era riuscito a compiere. Il suo muoversi da vecchio sbirro di paese, aveva ridestato l'odio epocale in Olga, che aveva avuto improvvisa soddisfazione di potersi sfogare in modo grandioso. Non era il potere quello che voleva, non era affatto quello cio' che intendeva. Era gia' concentrata sulla sua abilita' che aveva nel muoversi di notte e fare esattamente quello che aveva in mente. L'Americano, come immaginava, non si era presentato all'appuntamento. Nel vecchio scantinato, sede dei loro incontri di emergenza, l'Americano aveva lasciato un sacchetto con dentro fogli e oggetti vari. C'erano fotografie, video, foto di impronte e una relazione. Era tutto cio' che occorreva all'Americano per incastrarla. Non poteva credere potesse denunciarla. Su un biglietto: "A mai piu'". Pensava che l'Americano avesse piu' umorismo, invece si sbagliava, era un coglione come tutti gli altri, un'altra delusione. In questo si distingueva dagli uomini, lei. Olga era uscita rapidamente, pensando che quella prova aveva funzionato e quel pensiero che temeva fosse solo derivato dalla stanchezza, sulle intenzioni dell'Americano, trovavano invece conferma. Quella sera, se avesse potuto, a quelli che sarebbero arrivati, avrebbe voluto citare un suo vecchio amico: "e' dinamite, quella che hai sotto al culo". Prima avrebbe fatto per un po', ma solo per poco, la spettatrice attenta, poi avrebbe dato inizio alle danze. Era tutto pronto, avrebbe salutato per sempre quella citta'. Il cellulare le vibro'. Era tutto a posto: per quei ragazzi avrebbe lasciato una buona, molto buona, eredita'. -------------------------------------------____________________________________ Non dissi, ne' chiesi niente a Laura, tanto mi pareva di essere finito in qualcosa di inspiegabile. Mi importava poco di tutto, appoggiato con i miei due gomiti al bancone in attesa della birra. Nei momenti che precedono i concerti so trovare una concentrazione tutta mia. Giro, vago, bevo, chiacchiero, non so resistere a correggere o rispondere alle domande che cadono nel vuoto. Mi avvicino a un gruppo di ragazzi, li sento parlare. Elogiano le capacita' nello scrivere i testi del cantante del gruppo. Sono daccordo con loro. Poi, per dimostrare la bravura del paroliere, citano una delle canzoni piu' famose della band. Non hanno idea, non sanno che quel pezzo e' una cover. Guarda, dico entrando da dietro nella comunicazione, che quella e' dei Pink Floyd e sorrido, come un vecchio ebete e me ne vado. Mi pare mi prendano anche per il culo mentre mi allontano. Mi guardo intorno, guardo in alto, gli sponsor, gli striscioni di mezzi matti, la gente, gli sfigati, che si siedono, invece di stare li', in basso, tra la folla. Come si fa a stare seduti a un concerto metal? Ritorno al bar. La ragazza mi guarda un po' cosi' e io sussurro qualcosa tipo, ho sete. Si vede, mi dice e quel cazzo di spirito della scala sento che non mi tange. Mi sento felice. Si vede, mi dice. Altrimenti perche' parlerei con te, le rispondo. Lei sorride e mi spara il boccale contro il gomito, facendomi cadere birra sulla giacca. Il mio marte in decima casa mi pareva stesse facendo faville da un po' di tempo a questa parte. Le donne non e' che mi evitavano, si incazzavano alla mia vista. Prova ne era la fuga di Michela e Valentina e il silenzio di Laura. Di Billie, la mia amica esperta degli sbirri, avevo perso le tracce. Le mandai un sms, con scritto, "birra". Chissa' se mi rispondeva. Dovevo raccontarle un po' di cose e in fondo mi era mancata. Tornai ai miei pensieri. Non avevo detto niente a Laura, da un certo punto di vista era l'ultimo anello che mi mancava. Un mese prima dell'omicidio di Love, Renato Piro era stato invitato come relatore ad un convegno. Internet e la legge. Lui rappresentava Internet, Laura la legge. Gli organizzatori ovviamente erano il comune e qualche associazione o organizzazione di avvocati o qualcosa del genere. Lo sponsor, la societa' di organizzazione eventi di Olga e la Obi spa. Che caso, non potevo crederci. Alla decima pagina offerta da google, avevo scoperto che Laura e Piro si conoscevano addirittura prima: erano compagni di scuola alle medie. Prodigi di Internet, qualcuno li aveva riportati al loro rapporto adolescenziale. Ecco l'imbarazzo di Laura. Sono sicuro che Olga aveva organizzato l'incontro e chiamato loro due, proprio loro due. Premeditazione da paura. Quel pensiero mi desto'. Cominciai a guardarmi intorno e presi a camminare tra la gente, cercando Olga. Andai fino in fondo, oltre al mixer, verso l'uscita. Girai nelle parti laterali dello spiazzo su cui eravamo sistemati in non piu' di mille persone. Vedevo capelli neri dappertutto. Vedevo la mia giacca riflessa negli occhi di ogni persona. Mi aveva agganciato con Laura, pensavo e la cercavo. Poi il buio e l'inizio del concerto. -------------------------------------------____________________________________ Tankian le pareva decisamente triste, anche se nascondeva questa inquietudine al bancone del bar, dove era tornato almeno gia' tre volte, da quando aveva preso ad osservarlo. Era venuto li' per lei, ma non poteva permettersi di essere vista. Doveva sparire al piu' presto e sperava che qualcosa di quell'animo che aveva annusato, potesse renderle quanto voleva. Anche lei, una volta individuato Tankian, si muoveva tra la gente, scorgendo i suoi sguardi e provando a immaginare i suoi pensieri. Sapeva che la stava cercando ed era piuttosto facile negarsi al suo sguardo. Un attimo dopo che si erano spente le luci, gli si affianco', spingendolo leggermente per passare. Lui alzo' la mano con la birra, per farla passare, ma non la degno' di uno sguardo. Era appena salito il gruppo sul palco e sembrava gia' troppo concentrato sul concerto. Olga sorrise e senza voltarsi indietro prosegui' verso l'uscita. L'aria era fredda, in quella serata piuttosto scura. Una serata adatta per un addio, neanche sussurrato. -------------------------------------------____________________________________ Sudato marcio decisi di stare almeno un'ora fuori, ad aspettare che anche l'ultimo essere umano uscisse da li'. Era il suo locale e lei non c'era. Non mi sembrava per niente giusto e logico. Rimasi un'ora in macchina cosciente e almeno mezz'ora in stato di semi sonno. Avevo bevuto e decisi di andarmene, che con l'alcool la mia testa stava imaginandosi fin troppe cose. Uscii dal parcheggio di quel polo del lusso di merda, attraversai l'immenso spiazzo dell'uscita, presi a destra, attraversai un ponticello sul torrente Polcevera, e mi incanalai solitario nella "bretella" genovese, un eco mostro che collegava il ponente genovese con il centro della citta'. Dopo pochi secondi, avevo appena messo stancamente la seconda, sentii dei rumori sotto la macchina, come se sotto la strada stesse passando la metropolitana. Poi percepii il boato e vidi, mi immaginai a dire il vero, il botto e subito dopo il fuoco. Inchiodai e feci inversione. Mi avvicinai lentamente, c'erano ancora scoppi, io ero ad una distanza di sicurezza. Non stava passando un'anima viva. Era andato a fuoco un pezzo del polo del lusso. Il mio concerto era l'ultimo che avrebbero fatto in quel posto. Scappai rapidamente, che hai visto mai, e con una calma che non pensavo di possedere, tornai a casa e dormii fino alle due del giorno dopo, che avevo deciso di dedicare al sonno. L'indomani comprai il giornale subito, appena uscito di casa. Mi ero svegliato insolitamente presto e di buon umore. Mi succedeva cosi' quando finivo un lavoro. Mi ero dimenticato di Leluche e del suo giro di affari, mi ero dimenticato che e' li' che ho trovato le foto e per la prima volta il nome di Olga. Mi ricordavo le sue societa', il suo giro, le sue compagnie di assicurazione. E infatti, in un riquadro, intervistavano proprio lui. Un incasso non da poco, pensai, per chi rimaneva. Improvvisamente mi sentii ancora piu' solo: quella donna mi aveva tenuto compagnia, impercettibilmente, raccontandomi la sua storia. Tornai a casa e accesi il computer. Andai sul mio blog, lato amministratore e digitai "Olga", nello spazio riservato al titolo del messaggio da inserire on line. Nello spazio sotto, contrassegnato dalla scritta "your message", scrissi la prima citazione. "My sweet revenge, will be yours for the taking, it's in the making baby".